22 settembre 2009

PDF (Post Da Funerale)


Era morbidissimo: provatelo un'ultima volta.

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19 settembre 2009

Riviste letterarie vs Paese reale - a Firenze, sabato 26 settembre 2009, Foyer del Teatro della Pergola


Incontro-raduno di riviste e fanzine – a cura di Enrico Piscitelli, all’interno di ULTRA, festival della letteratura, in effetti.



Dalle ore 11:30:

[Foyer del Teatro della Pergola]

Minifiera

Espongono/illustrano/vendono/definiscono:

Argo, Colla, Collettivomensa, ernest, finzioni, FoLLeLFo, Il primo amore, inutile. opuscolo letterario, Tabard

Dalle ore 12:00 alle ore 13:30: [Foyer]

letture, video, performance a cura delle riviste presenti.

[Cristina Battaglini, Rino Cavasino, Massimiliano Chiamenti, Ilaria Giannini, Giulia Ottaviano, Daniele Pasquini etc. ]

Dalle ore 15:00 alle ore 16:00:

[Saloncino del Teatro della Pergola]

Incontro: Riviste letterarie vs Paese reale

Nel silenzio assordante del Paese reale, manipoli di giovani e meno giovani dànno vita a progetti culturali: riviste cartacee, e-zine (magazine on-line, che hanno preso il posto delle vecchie fanzine ciclostilate), blog collettivi e collettivi di scrittura. Il tutto col sapore del samizdat sovietico, con la differenza sostanziale che, mentre in Unione Sovietica la diffusione delle idee culturali doveva essere – per forza di cose – clandestina, l’Italia degli Anni zero si limita – semplicemente – a ignorare tutto ciò che non passa per i media tradizionali. Quale volontà spinge a fondare una rivista on-line, o a investire soldi reali per stamparne una cartacea? Perché qualcuno, nell’Italia degli Anni zero, decide ancora di spendere il proprio tempo per offrire delle proposte culturali?

Intervengono e presentano i loro progetti:

Achille Castaldo – Tabard, Valerio Cuccaroni, Giulia Ferrandi, Lorenzo Franceschini – Argo, Sergio Nelli – Il primo amore, Alessandro Romeo e Matteo Scandolin – inutile. opuscolo letterario, Marco Gigliotti, Stefano Peloso, Francesco Sparacino – Colla, Carlo Zuffa – finzioni.


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18 settembre 2009

Tabard celebra i suoi funerali a Ultra, festival della letteratura, in effetti


Sì, Tabard is dead. La notizia, ormai ovvia dato il lungo silenzio, è davvero una piccola tragedia relativista.
Però la dispersione lo farà rinascere da qualche altra parte e in una nuova forma. O forse no.
Del resto, anche in questo, continuiamo ad avere un buon maestro, il quale, con la consueta ironia (?), soleva dire: «la classe rivoluzionaria dev’essere pronta alla sostituzione piu rapida ed inattesa di una forma con l’altra».
Da mercoledì 23 a sabato 26 settembre si svolgerà a Firenze Ultra, festival della letteratura, in effetti.
Sarà in questa sede che Tabard celebrerà catarticamente l'ultimo atto della sua militanza relativista.
Qui (sabato 26), insieme ad altre riviste, contro il Paese reale.

Però, aspettatevi sorprese... nelle prossime ore

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13 ottobre 2008

NO GELMINI - Assemblea di Ateneo

Alla vigilia dell'ultima lezione di Gianni Vattimo all'università di Torino, TABARD si mobilita contro la riforma Gelmini. Anche perché c'è solo una possibilità su 5 che qualcuno lo sostituisca, Vattimo.

NO GELMINI


ASSEMBLEA DI ATENEO – studenti, precari, ricercatori, docenti, tecnici amministrativi



Comunicato Assemblea di Ateneo


La legge n. 133/08, «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria», ha nefaste conseguenze per gli studenti, per i precari, e PER TUTTI coloro che vivono e lavorano all'università. Tra i punti che contestiamo della legge: la limitazione del turnover al 20%; il taglio nel prossimo triennio di 500 milioni di euro dal fondo di finanziamento ordinario; la possibilità di trasformazione in fondazioni private dell'Università.

Contestare questa legge non significa difendere l'università del presente ma rilanciare la mobilitazione, in coordinamento con gli enti di ricerca e con il mondo della scuola, per proporre forme di didattica e di ricerca diverse e iniziare a costruire l'università del futuro.

Sulla base di queste valutazioni l'assemblea di ateneo riunitasi in aula Tonelli, Dipartimento di Matematica, oggi 8 ottobre, che ha visto la numerosa partecipazione di studenti medi e universitari, precari, ricercatori, docenti, insegnanti delle scuole elementari e medie, tecnici-amministrativi:

• Chiede che il rettore e i membri del senato accademico diano le dimissioni in caso in cui la legge Gelmini non venga ritirata.

• Chiede che il 21 ottobre il prossimo senato accademico si pronunci ufficialmente su questo.

• Chiede inoltre che si cancelli l'inaugurazione dell'anno accademico.

• Condivide e parteciperà con gli studenti medi all'iniziativa del 10 ottobre ore 9 in piazza san Francesco.

• Lancia la mobilitazione in tutto l'ateneo nei giorni 15 e 16 ottobre, in coordinamento con i precari del Cnr, e con il mondo della scuola.

• Chiede il lancio del blocco della didattica per dare a tutte e tutti la possibilità di stare dentro la mobilitazione.

• Esprime solidarietà allo sciopero dei sindacati di base del 17 ottobre con manifestazione a Roma

Giorno 15 ottobre, Assemblea di Ateneo, Facoltà di Lettere, ore 17

Prossimi appuntamenti in preparazione al 15 (il primo, il più importante):
- lunedì 13, ore 17: Facoltà di Scienze politiche (aula da definirsi)
- martedì 14, ore 16: Facoltà di Giurisprudenza
- martedì 14, ore 14: Facoltà di Scienze della formazione


(gli orari delle assemblee potranno essere rivisti se non sono
disponibili aule)


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08 ottobre 2008

In rappresentanza di TABARD

Questo è il documento programmatico presentato da Tabard al 'seminario di idee' della lista Bologna Città Libera di sabato scorso 4 ottobre. É un primo approccio al progetto per una diversa politica culturale che Tabard sta elaborando per Bologna. E per le prossime elezioni.

Siamo qui in rappresentanza di Tabard – rivista militante, progetto culturale nato a Bologna nel settembre 2005 in seguito agli attacchi che da più parti venivano mossi al relativismo culturale.

Tabard è una rivista multidisciplinare (costituita in gran parte da studenti e dottorandi) impegnata a trattare, di numero in numero, un determinato tema da diverse prospettive: ci siamo finora occupati di “personalità autoritaria”, del postmoderno, della città, del concetto di “declino”. Dato il nostro orizzonte culturale l’appello di “Bologna città libera” non poteva che trovarci disposti al più grande ascolto, dopo anni di attese deluse e frustrate a causa di un sindaco che ha incarnato principi antitetici rispetto a quelli nei quali ci riconosciamo. Vicini, crediamo, all’orientamento ideologico del nuovo movimento, siamo qui per portare un contributo negli ambiti che ci sono più congeniali: (il traffico!) l’ambito culturale, in quanto esponenti di quella classe intellettuale costretta a confrontarsi col disconoscimento del proprio ruolo da parte di quelle istituzioni che pure (e tanto più in una città come Bologna) si dimostrano, in campagna elettorale, cariche di buoni propositi (pronti però subito a svanire nell’ordinaria amministrazione della politica comunale); l’ambito generazionale in quanto persone aventi fra i 24 e i 27 anni, ovvero quella generazione frustrata ed “esclusa”: esclusa dalla possibilità di una vita dignitosa fatta di un lavoro stabile, giustamente retribuito e conforme alle proprie competenze, una generazione informata della più banale della speranze: quella che il domani sia migliore dell’oggi; una generazione fatta al contempo oggetto di appelli paternalistici; una generazione privata del tempo (tempo per l’impegno, tempo per la partecipazione, tempo per la passione) perché “s-fondata” dal lavoro. Si dirà che queste cose non pertengono ad una amministrazione comunale, ma Cofferati ci aveva illuso invitandoci a pensare in grande: “Bologna città del futuro”, “Bologna città dei diritti”. È per questo che siamo qui: perché abbiamo creduto, come molti dei presenti, alle 105 pagine del programma di Cofferati, e crediamo che sia un programma realizzabile, ma crediamo soprattutto che sia possibile realizzarlo attraverso “Bologna città libera”. In quel programma sono contenute la gran parte delle nostre proposte (e non solo nei due ambiti prima indicati).

Solo qualche esempio:

p. 6 : “Bologna ha bisogno di una programmazione culturale alta, capace di intrecciare la complessità sociale, l’innovazione tecnologica e la potenzialità culturale che le è propria”

p. 23: “Bisogna creare spazi per l’autoproduzione giovanile, bisogna investire in nuovi spazi espositivi, con una articolazione che consenta di ospitare sia grandi che piccoli eventi, che consentano grandi e piccole produzioni”

p. 28: “a proposito dei centri sociali giovanili, visti come il risultato del bisogno di stare insieme per difendere e dare maggiore efficacia ai diritti individuali che si potenziano nello scambio e nella reciprocità dei rapporti, è allo studio l’ipotesi di varare una sorta di sala stampa in cui i centri possano trovare le opportunità che consentano loro di produrre e ricevere comunicazione (organizzare discussioni, riunirsi, tenere conferenze stampa, ciclostilare fogli informativi, ecc.)”

Vogliamo tornare a proporre queste cose, vogliamo far sì che non si rovescino, come successo, nel loro contrario:

Si è partiti dicendo che

p. 7: “la politica degli enti locali bolognesi pur nelle competenze limitate che la normativa (Bossi-Fini) assegna a Comuni e Provincia deve concretamente dimostrare una visione alternativa a quella della destra, operando per il superamento del cpt di via Mattei, individuando soluzioni alternative che ne permettano la chiusura”.

Noi vogliamo realmente il superamento del cpt di via Mattei, e non il compiacimento per l’invio di soldati a presidiare i suoi confini.

Si è partiti auspicando:

p. 12: “un progetto organico” che coinvolgesse “università ed organizzazioni economiche per trattenere a Bologna una parte significativa del grande potenziale intellettuale e umano rappresentato dagli studenti”

e si è finito col definire la città assediata ed “espropriata” dagli studenti che vivono piazza Verdi, additandoli come una delle principali cause del degrado.

Cavallo di battaglia della campagna elettorale di Cofferati è stata l’idea di una partecipazione politica che si realizzasse dal “basso”, coinvolgendo le forze sociali e le associazioni di volontariato, e si è rovesciata, e parliamo ora solo dell’ambito culturale, nell’esaltazione degli eventi istituzionali e delle personalità che sono i rappresentanti culturali del potere politico di questa città. La cultura è stata il mezzo mediante il quale il potere ha esaltato se stesso, la vetrina in cui mostrarsi in tutto il suo splendore.

Contro tutto questo Tabard si aggrega al progetto di “Bologna città libera” e produrrà nei prossimi mesi, contrariamente alle sue abitudini, uno speciale numero d’inchiesta dedicato a queste specifiche tematiche: una serie di proposte per la Bologna che vorremmo.


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13 maggio 2008

Pdf n° 7 online!

Con impercettibile ritardo è online il pdf del settimo numero di Tabard, scaricabile gratuitamente dal nostro sito e dal blog. Ci scusiamo per il disagio dovuto a improrogabili impegni (tornei casalinghi di Pro Evolution Soccer 6 e aperitivi al Pratello). Buona lettura.


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01 aprile 2008

Omaggio a Tabard

Tanti l'hanno già visto e applaudito, molti altri lo aspettano ansiosamente: ecco finalmente online il video con cui abbiamo presentato Tabard all'ultima tappa del BIRRA e col quale festeggiamo il nostro terzo anniversario. Colgo l'occasione per ringraziare nuovamente gli amici e colleghi che ci hanno omaggiato nel video: il maestro Beniamino Merumeni, Padre Gaudenzio Lussorio Ferraris e Padre Ulrico Von Klinsmann, Victoir Marton & Matthieu Geron, Luca del 32, il nostro usuraio di fiducia, Alberto e le quote rosa di Tabard. Un grazie anche a chi per problemi tecnici non è apparso ma ha comunque gentilmente contribuito: Luca, Ricardo e Fabrizio. Complimenti infine all'immenso Walter, senza il cui genio non staremmo qui a scrivere di questo capolavoro (che alcuni bene informati accreditano già come candidato agli Oscar della Val Brembana). Silenzio in sala...


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11 gennaio 2008

Anticipazione: Tabard intervista Franco Buffoni

Una consistente parte del prossimo numero (in uscita, si spera, a fine febbraio) verterà sul tema: traduzione come operazione di "secondo grado".
Poco prima delle meritatissime vacanze natalizie, in quel di Firenze, abbiamo avuto il piacere di intervistare Franco Buffoni, poeta, traduttore e "traduttologo".
Nel ringraziarlo per la cortesia con cui ci ha accolto e ha dialogato con noi, gli dobbiamo un ringraziamento ulteriore per la pubblicazione dell'intervista sul suo sito.

Potete leggerla qui.


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07 gennaio 2008

Antipasto di "secondo grado"

In attesa dell'uscita del nuovo numero, pubblico qui l'articolo che non ho consegnato in tempo al nostro amatissimo grafico.

Mimmo


Una vigile incertezza: il secondo grado della critica

Poco più di quarant’anni fa Jean Starobinski, cercando di definire la sua idea di «relazione critica», ebbe a scrivere:

«Se sono adeguati, l’oggetto da interpretare e il discorso interpretante, si legano per non lasciarsi più. Formano un essere nuovo composto da una doppia sostanza. […] Il paradosso apparente è che, nel ricevere conferma della sua esistenza indipendente, l’oggetto debitamente interpretato fa ormai parte anche del nostro discorso interpretativo, diviene uno degli strumenti grazie ai quali potremo cercare di comprendere a un tempo altri oggetti e la nostra relazione con essi.» (Starobinski, 1966, p. 513)

Nel suo entrare in contatto con il lavoro del critico l’opera, quale che sia, pare rivestirsi di un’antinomia: perde il suo connotato di opera (di oggetto da interpretare) per diventare a sua volta strumento di interpretazione. È dunque nell’atto ricettivo-interpretativo che il prodotto artistico smette di essere forma, smette di essere sistema chiuso, per farsi veicolo di una doppia apertura, di una doppia contaminazione: la critica fa l’opera aperta, l’opera apre il sistema interpretativo del critico.

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03 dicembre 2007

What the hell was I looking for, anyway?!

Il prossimo numero di Tabard scrive, o meglio riscrive, del secondo grado. C'è un libro che dovrebbe figurare in primo piano nella bibliografia preparatoria, mi sembra che possa rappresentarne la vera icona. Questo libro infatti non è solo una riscrittura, un secondo grado; è la doppia traduzione del testo che è l'exemplum della riscrittura, riscrittura di se stessa. Parlo di Esercizi di stile - 99 modi di raccontare una storia dell'americano Matt Madden. Un triplice spostamento, una vertigine formale oserei dire, una sorta di caleidoscopio citazionale. Il titolo è già riscrittura. Lo spettacolare esperimento di Raymond Queneau (1946 signore e signori, 1946!) è stato tradotto in mille lingue, ora anche in un nuovo linguaggio. Un linguaggio, quello del fumetto, che sposta ancora più in là, se possibile, la barra potenziale di quell'idea rivoluzionaria. Una storia semplice, un evento ancor più breve, scarno e banale di quello scelto da Queneau, riscritto, risceneggiato e ridisegnato in 99 maniere differenti (c'è da scommettere che nella prima vignetta il personaggio stia scrivendo proprio questo libro, per una mise en abyme che allarghi ancora di più lo zoom narrativo e aumenti la vertigine). Un macchinario ancor più efficace, che onora la definizione di arte sequenziale e che avrebbe fatto impazzire il buon vecchio Ray. Perché scatena, déclanche, tutto il potenziale (Po) dello strumento fumettistico: il doppio binario grafico-letterario amplifica, ben oltre il semplice raddoppiamento, le onde di risonanza dell'evento narrato, garantendo uno scarto ancor più godibile e comprensibile per ogni modifica (modifica che non è mai unica ma molteplice). Citazioni, omaggi, parodie, giochi sui generi e sui linguaggi (fumetto, pubblicità, cinema, tv...), rimescolamento continuo degli elementi a disposizione: tutto secondo la rigida costrizione di fedeltà ai nodi della trama, che non soffoca, anzi esalta, come da lezione oulipiana perfettamente recepita, la libertà creativa. Un inno al potenziale narrativo, un esplosione di livelli, una boccata d'aria fresca per chi sta sul novantanovesimo gradino, guarda il temibile 100, se ne ride e scarta di lato...
Non esagera Emilio Varrà quando scrive, sul numero 88 de Lo Straniero, che opere come queste contribuiscono all'affrancamento del fumetto dalla pregiudiziale posizione di "arte minore" e che lo scarto sia cominciato proprio da quando questa forma artistica ha abbandonato i supereroi, pur degnissimi, su cui si era calcificata e, ripercorrendo quasi la stessa strada che ha portato dall'epos al romanzo, ha cominciato a parlare di gente normale (vedi Gente invisibile di Will Eisner, il padre della graphic novel, o L'uomo che cammina del giapponese Jiro Taniguchi).

L'omaggio di Madden a Queneau non si ferma a quest'opera: egli è infatti anche referente americano dell' OuBaPo, versione fumettistica del letterario OuLiPo di Queneau, Perec e Calvino, e nuova branca dell' Ou-X-Po, metacontenitore che non aspetta altro che nuovi apporti (potremmo fondare un OuTaPo, laboratorio per un Tabard potenziale).

Alcune delle tavole:



- Salve sono Matt Madden e questo è Esercizi di stile. Ho preso un breve episodio quotidiano e sto cercando di inventare il maggio numero di variazioni... attingo alle molte possibilità formali, stilistiche e narrative del fumetto...
- Che ora è?
- è l'1:15.
- Grazie!
- ... In modo da suggerire il potenziale quasi illimitato del mezzo. Spero che vi ispirerà a guardare sempre oltre la facciata apparentemente semplice del fumetto e... uhm... Ma che diavolo stavo cercando?!


Paolo

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15 novembre 2007

URGENTE: Salvate il soldato Tabard!

URGENTE! Tabard ha disperatamente bisogno del vostro aiuto: l'Università di Bologna, cioè chi ci finanzia, ha modificato i requisiti per le associazioni universitarie. D'ora in poi per partecipare ai bandi bisognerà iscriversi all'albo delle associazioni, il che comporta una titanica impresa: raccogliere almeno 100 soci. E non 100 soci qualunque, anche qui vigono delle condizioni ben precise. Possono firmare solo:


* gli iscritti a un corso di studi dell'Università di Bologna,
* che siano massimo al primo anno fuori corso,
* che abbiano registrato almeno 9 crediti nell'ultimo anno accademico concluso (per le matricole quest'ultimo punto ovviamente non conta) e
* che non abbiano firmato per altre associazioni.

Non solo: non basta la firma, ci vuole anche una fotocopia della carta d'identità. Insomma, un malefico marchingegno burocratico progettato appositamente per distruggerci o farci desistere. Noi accettiamo la sfida; ma per vincerla abbiamo bisogno di voi. Se rispondete ai requisti sopra elencati e volete permettere a Tabard di continuare a essere la magnifica rivista che è, scriveteci per concordare un incontro per la firma. Siamo nelle vostre mani e soprattutto nelle vostre carte d'identità!

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14 novembre 2007

Piddieffe numero 6 online

Ora anche i feticisti della versione telematica di Tabard avranno il loro gingillo con cui trastullarsi. Il pdf del sesto numero è online: lo potete scaricare dal sito, cliccando qui, oppure direttamente dal blog sul link della nuova sezione Ultimissime o ancora su quello, più in basso, dell'altra nuova sezione I numeri della rivista. Avete solo l'imbarazzo della scelta. Come dice la nostra amica Eleanore: "Signore e signori, per servirvi".



Paolo

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13 novembre 2007

Tabard al Modo

Ok, finalmente abbiamo un punto di distribuzione fisso. Nell'attesa di espanderci in tutto il mondo, ci accontentiamo di Bologna. Ci trovate nella libreria più figa e alternativa di tutta via Mascarella: Modo Infoshop. Da oggi ospita diverse bellissime copie (rigorosamente gratuite) dell'ultimo numero. Buona lettura.


Modo Infoshop
Via Mascarella 24/b,
Bologna

orari
lunedi 14,30 - 19,30
martedi / sabato 9,30 - 13,30 e 15,30 - 19,30
(apertura serale dalle 21,30 in occasione di incontri)
domenica chiuso


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12 novembre 2007

Birra, salsicce e riviste

La BIRRA è finita, e per Tabard è stato una gran bevuta. Siamo molto contenti della tre giorni umbra: abbiamo distribuito tutte le cento e passa riviste a disposizione (d'accordo, la gratuità aiutava, ma intanto Tabard se ne andava a passeggio per Perugia sotto molte braccia), abbiamo conosciuto tanta gente, stretto tante mani, scambiato indirizzi e opinioni, mangiato pesante e riso assai. Come nelle intenzioni degli organizzatori, che ringraziamo ancora (anche inserendoli tra i link), è stata una bella occasione per vedersi in faccia, contarsi, conoscersi: vedere insomma a che punto è la situazione delle riviste indipendenti italiane, come si fanno, perché e con quali mezzi, capire se si può creare una rete permanente. Secondo noi sì, si può e Tabard vorrà fare la sua parte. Le riviste erano talmente tante che c'era appena il tempo di sfogliarle, però i complimenti sono arrivati, ci inorgogliscono e ci spingono ad andare avanti e migliorarci. Il frutto migliore della partecipazione a questa manifestazione, oltre la torta al testo col ciauscolo e una geniale tenzone birresca, sono le tantissime idee che abbiamo cominciato subito a far frullare per i prossimi numeri e i prossimi incontri. Abbiamo anche imparato una lezione: se non mettiamo l'accento, tutti continueranno a chiamarci Tàbard.
Questo insomma è il resoconto serio, breve e a caldo, a cui magari ne seguirà uno più composito e faceto, come seria e faceta sono state le due "presentazioni" che siamo riusciti a improvvisare. Della seconda abbiamo, udite udite, una rara testimonianza video, per la gioia degli assenti, di pessima qualità audio/video ma di alto valore simbolico. Direttamente dal nuovo canale YouTube di Tabard. Stay tuned.



Paolo

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08 novembre 2007

Tabard n° 6

Il Black Album di Tabard. Nuova grafica, nuovi contenuti, una tappa importante nel percorso di rinnovamento che abbiamo intrapreso tempo fa. La riflessione sul declino è la naturale continuazione di quella sul postmoderno e sulla metropoli contemporanea. Ciò che è rimasto intatto è il metodo d'indagine, sempre molteplice, labirintico, provocatorio, alternato su diversi piani e punti di vista, in una parola: tabardiano. La scrittura cerca di essere più leggera e il tono meno accademico. La svolta grafica è segnata in primis dal colore della copertina, stavolta nero contro l'usuale bianco, ma in realtà porta con sé numerosi e significativi cambiamenti: un carattere tipografico meno convenzionale e più nostro, l'abbandono dei quadretti (un'emancipazione dal quadernetto infantile?), un alleggerimento dell'apparato delle note (che puntiamo a snellire sempre più), una marcata divisione in rubriche tematiche per le quali abbiamo coniato un nome che speriamo aiuti la lettura e l'identificazione presso i lettori (la più innovativa e attesa delle quali è Opera gallegiante, dove cominciamo finalmente a proporre nostre opere letterarie), l'indice anche in ultima pagina come rapido riassunto. Continuiamo la scelta di proporre parallelamente ai testi uno o più percorsi fotografici coerenti con le nostre ricerche. Ci auguriamo che le tanto sudate modifiche cartacee trovino presto anche un riflesso qui sul blog. Il pdf sarà a breve disponibile sul sito e vi comunicheremo le librerie dove trovare la versione cartacea. Se proprio non ce la fate ad aspettare scrivete alla mail di redazione. Ogni commento è come sempre ben accetto su queste pagine. Per ora i primi a poterselo sfogliare sono i fortunati ospiti dello scorso martedì tabardiano e i visitatori di Birra. Buona lettura.



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17 ottobre 2007

Bagarre Internazionale delle Riviste Alternative

Tabard va a BIRRA. Dal 7 all'11 novembre si svolgerà a Perugia l'annuale manifestazione di UmbriaLibri e quest'anno per la prima volta una sezione del festival verrà dedicata al mondo delle riviste indipendenti. Noi ci saremo dal 9 all'11, gironzolando tra gli stand di Piazza della Repubblica dove saranno esposte, presentate e distribuite decine di riviste italiane ed estere. Verranno inoltre proposti due incontri molto interessanti:
"The rivista connection" (venerdì 9 novembre, ore 16:30) è dedicata alla scena americana, inglese e canadese, dove le riviste sono un modello vincente. Saranno presenti Angela Petrella e Jordan Bass (McSweeney’s, The Believer, Wholphin), Helen Gordon (Granta) e Craig Davidson (The Fiddlehead, Event, Prairie Fire e SubTerrain, autore di Rust & bones e Fighter). Modera Marco Cassini (Minimum Fax).
“Camera con rivista” (domenica 11 novembre, ore 16.30) coinvolge numerosi attori del panorama editoriale nazionale. Interverranno Gianluca Morozzi, Paolo Nori, Stefano Bertini, Matteo B. Bianchi, Teo Lorini, Michele Barbolini, Marco Drago, Gabriele Dadati, Marco Candida e Arnaldo Colasanti.

Un'occasione unica per curiosare nel brulicante mondo delle riviste indipendenti, conoscere gente, discutere, interrogarsi su cosa si sta facendo e perché, divertirsi, e bere tanta tanta birra.

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26 giugno 2007

Un deificio

visto l'ultimo numero dedicato alla città questo stralcio mi sembrava all'uopo

Alberto Savinio, Partita Rimandata

L'avvento dell'Umanesimo segna in certo modo la fine dell'architettura. L'architettura come aspetto esteriore, come cosa verticale, come imitazione della formula dell'universo, perde la sua ragione di essere perché è venuta a mancare l'ideata forma verticale e piramidale dell'universo.
"Fine dell'architettura" va intesa con mente ambigua. L'Umanesimo segna la fine non dell'architettura ma di "una" architettura: dell'architettura ispirata alla forma "tolemaica" dell'universo.
L'architettura Greca, anche quella sacra, non è fatta ad immagine di DIo. Il tempio greco è un edificio destinato ad "ospitare" il dio. (La mia penna aveva scritto "un deificio"). Il dio abita nel suo tempio ma non fa corpo con esso, non dà al tempio la sua stessa forma, come il violino alla cassa che lo contiene. Il dio greco è un dio ambulante, un dio viaggiatore un dio girovago. Egli sta nel suo tempio ma gli piace anche uscirne, andare in giro. E viaggiando e girovagando sa che troverà altri templi aperti a lui e pronti ad ospitarlo.
Il tempio greco è soltanto l'albergo di dio. Il tempio latino (e cattolico) è la forma di Dio diventata edificio; è il calco della forma di Dio. C'est le moulage de la forme de Dieu... [continua]
Il tempio greco - questa casa di passaggio di Dio - è rettangolare e vestito di angoli. Angolo e rettangolo allontanano dal centro e portano in direzioni diverse e prive di meta. Il tempio latino e cattolico è circolare (e cupolato), perché il circolo circoscrive e chiude, e conduce verso il proprio centro che è Dio.
L'umanesimo segna la fine dell'architettura che riceve la propria forma dall'esterno. Rimane l'architettura che nasce da ragioni interne: equivalente all'uomo libero che ha scoperto l'origine di tutto in se stesso; come le case che disegna il mio amico Enrico Galassi, le cui forme esteriori, angoli, curve, piani, non sono se non il "negativo" delle ragioni interne della casa: camere, corridoi, scale. Ispirato da questo principio squisitamente umano il mio amico Mirco Basaldella scolpisce le sue statue gentilissime "dall'interno". Lo scultore-uomo ha vinto in lui lo scultore demiurgo.
francesco

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05 giugno 2007

Presentazione al Pavese

È prevista per giovedì 7 giugno alle ore 21 presso il Circolo Pavese di Bologna (via del Pratello 53) la presentazione del numero 5 di Tabard, recentemente entrato in distribuzione, dal titolo Goodbye Metropolis.

Nel corso della serata sarà presente il noto poeta svizzero Benjamino Merumeni che leggerà stralci della sua ultima fatica Poemi filosofici - Pensiero fisico dell'ultimo Savonarola. A seguire tavola rotonda con Merumeni e con il giovane artista francese Mathieu Gerome, del quale saranno proiettate alcune opere in anteprima. Coordina il dibattito il dott. Paolo Cova.

A seguire letture da Beckett, Calvino, Houellebecq, Steinbeck, Campana, Rebora e Sbarbaro.

Il numero 5 di Tabard affronta un'analisi del concetto di città contemporanea sfruttando i contributi delle scienze sociali. All'interno del numero si segnalano, oltre all'intervento di Salvatore Casaburi (cui va un ulteriore ringraziamento per la cortese collaborazione), le interviste a Franco Farinelli e ad Alessandro Portelli.

Di rilievo anche la ricerca fotografica di Giada Connestari, condotta nella metropolitana parigina, dal titolo Riflessi.

Il numero è dedicato alla memoria di Paolo Bollini.

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Antipasto di "Quarantena"

Una piccola anticipazione
dalla prossima Quarantena,
un testo di Marco Simonelli.







APOLOGIA PER WANNA MARCHI

Tu, donzellotta, venivi dalla campagna;
il tortellino, la lasagna ti fecero mogliera
fintobionda, fintorossa criniera,
donna grassa troppo commossa
dai mali coniugali. Una sera
dal seminterrato di TeleCantina
fu arrabbiato il ruggire del topino:

“O tu genuino lardo di Romagna,
fogna di grasso, ammasso di lipidi:
butterai giù la trippa! Ti fidi? Stai attento…
mordo! Dimagrisci subito, d’accordo?”

Il vero reato è il denaro rubato;
ma non l’imperativo “dimagrisci!”
l’infinito carisma alla speranza
di vedere, un giorno, ridotta la panza.

Adesso non è tempo d’omeopatici strilletti.
Tu ti dibatti dal fondo della tua galera, ohimè!
Ma a Voghera, ti giuro, tutte pregano per te.


Marco Simonelli
da: “Palinsesti”, in uscita per Zona

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22 maggio 2007

Tre cose #4 (e una spiegazione)

* È finalmente uscito, dopo infinite traversie, il quinto numero di Tabard, Goodbye metropolis, dedicato alla città contemporanea. Qui lo trovate in versione pdf da scaricare. Per chi fosse interessato al cartaceo, ma non si trova a Bologna, si può concordare una spedizione via mail (scrivendo a redazione@rivistatabard.it).
Intanto, ecco un estratto dall'editoriale:

"[...] sentiamo il bisogno di prestare ascolto a ciò che sottostà alla città, più che osservarla sorvolandola a volo d’uccello per perderci nella contemplazione della sua straordinaria varietà storica o per tracciare geometriche costellazioni sulla sua superficie; sentiamo il bisogno di starci, per osservare dal basso i voli d’uccello degli scienziati che irretiscono ogni immagine del cielo, ma che una volta a terra non sanno, quando si ghiaccia, di alcuna taverna in cui ricoverarsi per versare un po’ d’antigelo nel sangue (rappreso in strutture cristalline perfettamente quantificabili) e per ascoltare racconti di terre lontane che stanno sotto il loro venerabile naso. Vogliamo essere uccelli, o linci, ma anche uomini che bevono e talpe: che scavano intuitivamente, fondate sulle stesse ipotetiche costellazioni, piramidi capovolte, sottoterra, e con più vertici a far da vertice inferiore."

* Inaugurata anche la pagina di Tabard su Flickr, dove trovare testimonianze fotografiche delle nostre leggendarie "azioni".

* A proposito, ecco perché nessuno postava da una settimana. Ce ne scusiamo con i lettori, le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile.

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