03 dicembre 2007

What the hell was I looking for, anyway?!

Il prossimo numero di Tabard scrive, o meglio riscrive, del secondo grado. C'è un libro che dovrebbe figurare in primo piano nella bibliografia preparatoria, mi sembra che possa rappresentarne la vera icona. Questo libro infatti non è solo una riscrittura, un secondo grado; è la doppia traduzione del testo che è l'exemplum della riscrittura, riscrittura di se stessa. Parlo di Esercizi di stile - 99 modi di raccontare una storia dell'americano Matt Madden. Un triplice spostamento, una vertigine formale oserei dire, una sorta di caleidoscopio citazionale. Il titolo è già riscrittura. Lo spettacolare esperimento di Raymond Queneau (1946 signore e signori, 1946!) è stato tradotto in mille lingue, ora anche in un nuovo linguaggio. Un linguaggio, quello del fumetto, che sposta ancora più in là, se possibile, la barra potenziale di quell'idea rivoluzionaria. Una storia semplice, un evento ancor più breve, scarno e banale di quello scelto da Queneau, riscritto, risceneggiato e ridisegnato in 99 maniere differenti (c'è da scommettere che nella prima vignetta il personaggio stia scrivendo proprio questo libro, per una mise en abyme che allarghi ancora di più lo zoom narrativo e aumenti la vertigine). Un macchinario ancor più efficace, che onora la definizione di arte sequenziale e che avrebbe fatto impazzire il buon vecchio Ray. Perché scatena, déclanche, tutto il potenziale (Po) dello strumento fumettistico: il doppio binario grafico-letterario amplifica, ben oltre il semplice raddoppiamento, le onde di risonanza dell'evento narrato, garantendo uno scarto ancor più godibile e comprensibile per ogni modifica (modifica che non è mai unica ma molteplice). Citazioni, omaggi, parodie, giochi sui generi e sui linguaggi (fumetto, pubblicità, cinema, tv...), rimescolamento continuo degli elementi a disposizione: tutto secondo la rigida costrizione di fedeltà ai nodi della trama, che non soffoca, anzi esalta, come da lezione oulipiana perfettamente recepita, la libertà creativa. Un inno al potenziale narrativo, un esplosione di livelli, una boccata d'aria fresca per chi sta sul novantanovesimo gradino, guarda il temibile 100, se ne ride e scarta di lato...
Non esagera Emilio Varrà quando scrive, sul numero 88 de Lo Straniero, che opere come queste contribuiscono all'affrancamento del fumetto dalla pregiudiziale posizione di "arte minore" e che lo scarto sia cominciato proprio da quando questa forma artistica ha abbandonato i supereroi, pur degnissimi, su cui si era calcificata e, ripercorrendo quasi la stessa strada che ha portato dall'epos al romanzo, ha cominciato a parlare di gente normale (vedi Gente invisibile di Will Eisner, il padre della graphic novel, o L'uomo che cammina del giapponese Jiro Taniguchi).

L'omaggio di Madden a Queneau non si ferma a quest'opera: egli è infatti anche referente americano dell' OuBaPo, versione fumettistica del letterario OuLiPo di Queneau, Perec e Calvino, e nuova branca dell' Ou-X-Po, metacontenitore che non aspetta altro che nuovi apporti (potremmo fondare un OuTaPo, laboratorio per un Tabard potenziale).

Alcune delle tavole:



- Salve sono Matt Madden e questo è Esercizi di stile. Ho preso un breve episodio quotidiano e sto cercando di inventare il maggio numero di variazioni... attingo alle molte possibilità formali, stilistiche e narrative del fumetto...
- Che ora è?
- è l'1:15.
- Grazie!
- ... In modo da suggerire il potenziale quasi illimitato del mezzo. Spero che vi ispirerà a guardare sempre oltre la facciata apparentemente semplice del fumetto e... uhm... Ma che diavolo stavo cercando?!


Paolo

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8 Commenti:

Alle 12/03/2007 07:56:00 PM , Anonymous Eugenio ha detto...

molto bello questo enthusiastic post...(molto pixelloso, direi, in codice fabbriano).
Non ho letto il libro di Queneau (forse solo 4-5 esercizi), non conoscevo il fumetto, e non sono un conoscitore di fumetti. Come molti, immagino, mi sono avvicinato al fumetto attraverso quel genio di Pazienza. M'aveva sbalordito il potenziale narrativo debordante del genere vignettistico. L'opera di cui parli mi pare lo dimostri.
Ricordo che durante la scrittura della tesi su Tondelli avevo immaginato di sceneggiare dei racconti di Altri Libertini, avevo pensato a un super fumettone intertestuale (manie di grandezza normali quando sotto tesi si assumono litrate di caffé, e non solo...(e guaranà, non pensate cose male)). Quei racconti di Tondelli, mi sembra, si addatterebbero perfettamente, e lui stesso nel suo pluristilismo giocava molto anche col fumetto.
Poi avevo trovato questa cosa geniale di quel libro (il primo italiano?) di poetica postmoderna che è L'anonimo lombardo di Arbasino (in cui c'è già tutto Tondelli):
«"Il fumetto" è la realtà più vera del nostro costume di oggi, noi respiriamo fumetto, mangiamo fumetto, viviamo e commentiamo fumetto, in un ideale boudoir fornito di lavabiancheria, rotocalchi e phon...Ma io sono preso, e mi dibatto, da questa tentazione del "fumetto ad alto livello", allora. NON E' NEANCHE LONTANO DA QUELLO CHE E' IL NOSTRO PENSIERO, LA NOSTRA VITA. Costruire su queste basi (una parte del)la mia letteratura, quella sessual-libertina per lettori non troppo sofisticati...ma nello stesso tempo, di tanto in tanto, sia pur raramente, da uno spiraglio, una strizzata lieve d'occhi agli "esigenti" - non temete, facciamo così ma siamo anche noi dalla vostra parte, oh, conosciamo le vostre ragioni! - e con questo ammiccamento di salvarsi l'anima...»

...è più o meno quello che fa nel libro. Tipico stile "camp"...(dunque l'apparente aristocratismo della visione-fumetto è neutralizzata...).

così...m'era venuto in mente. Ci starebbe scrivere di fumettistica nel prossimo numero

 
Alle 12/03/2007 09:04:00 PM , Anonymous Daria ha detto...

gulp

 
Alle 12/05/2007 08:45:00 AM , Blogger scott_ronson ha detto...

C'è anche un libretto di Disegni & Caviglia (ma Caviglia che fine ha fatto, dannazione?) fatto di esercizi di stile. Meno sofisticato di quello di Madden (che ho sbriciato un po' di tempo fa) ma piuttosto gustoso.

a.

 
Alle 12/06/2007 12:11:00 AM , Anonymous Paolo ha detto...

Credo che un'altra opera capitale per il nostro prossimo lavoro sia "Le cinque variazioni" di Lars Von Trier. Manuale di riscrittura cinematografica. Molto oulipien anch'essa a sua modo.

 
Alle 12/06/2007 03:08:00 AM , Anonymous Eugenio ha detto...

geniale quel film...è vero sarebbe molto adatto al prossimo numero...però sinceramente molto poco oulipien, anzi

 
Alle 12/06/2007 09:45:00 AM , Anonymous Anonimo ha detto...

Ho visto quel film un sacco di volte quando usciì tre anni fa mi pare, perchè la variazione in ambientazione cubana mi divertiva da morire. Alla fine io credo che Von Trier,a parte far ammattire un suo vecchio professore, non voglia dimostrare altro che il fatto di dover rispettare tassativamente delle regole linguistiche nella realizzazione di un testo filmico non sia un vincolo soffocante ma uno stimolo ad affrontare strade cinematografiche ancora non battute. Lo definirei puro genio della teoria filmica messo in scena e, per quel che ne so io, così lontano dalle pratiques oulipiennes proprio non è.
G

 
Alle 12/06/2007 10:17:00 AM , Anonymous Paolo ha detto...

La dimostrazione che è moooolto oulipien ce la dà la disperazione di Jorgen Leth quando Von Trier lo punisce obbligandolo a fare un film senza alcuna costrizione. Ricordo anche che i traduttori di titoli italiani hanno dimostrato un'altra volta tutta la loro incompetenza, dato che il titolo originale è "The five obstructions": ostruzioni, costrizioni, contraintes...più oulipien di così...

 
Alle 12/06/2007 12:21:00 PM , Anonymous Eugenio ha detto...

Sì sì certo il vincolo è molto oulipien. Però il discorso è che Von Trier esercita un'ironia dissacrante sullo stesso vincolo. E' come il manifesto Dogma, scritto da lui, e rispettato in tutto il mondo da vari cineasti e da lui...mai, per l'appunto.

 

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