08 ottobre 2008

In rappresentanza di TABARD

Questo è il documento programmatico presentato da Tabard al 'seminario di idee' della lista Bologna Città Libera di sabato scorso 4 ottobre. É un primo approccio al progetto per una diversa politica culturale che Tabard sta elaborando per Bologna. E per le prossime elezioni.

Siamo qui in rappresentanza di Tabard – rivista militante, progetto culturale nato a Bologna nel settembre 2005 in seguito agli attacchi che da più parti venivano mossi al relativismo culturale.

Tabard è una rivista multidisciplinare (costituita in gran parte da studenti e dottorandi) impegnata a trattare, di numero in numero, un determinato tema da diverse prospettive: ci siamo finora occupati di “personalità autoritaria”, del postmoderno, della città, del concetto di “declino”. Dato il nostro orizzonte culturale l’appello di “Bologna città libera” non poteva che trovarci disposti al più grande ascolto, dopo anni di attese deluse e frustrate a causa di un sindaco che ha incarnato principi antitetici rispetto a quelli nei quali ci riconosciamo. Vicini, crediamo, all’orientamento ideologico del nuovo movimento, siamo qui per portare un contributo negli ambiti che ci sono più congeniali: (il traffico!) l’ambito culturale, in quanto esponenti di quella classe intellettuale costretta a confrontarsi col disconoscimento del proprio ruolo da parte di quelle istituzioni che pure (e tanto più in una città come Bologna) si dimostrano, in campagna elettorale, cariche di buoni propositi (pronti però subito a svanire nell’ordinaria amministrazione della politica comunale); l’ambito generazionale in quanto persone aventi fra i 24 e i 27 anni, ovvero quella generazione frustrata ed “esclusa”: esclusa dalla possibilità di una vita dignitosa fatta di un lavoro stabile, giustamente retribuito e conforme alle proprie competenze, una generazione informata della più banale della speranze: quella che il domani sia migliore dell’oggi; una generazione fatta al contempo oggetto di appelli paternalistici; una generazione privata del tempo (tempo per l’impegno, tempo per la partecipazione, tempo per la passione) perché “s-fondata” dal lavoro. Si dirà che queste cose non pertengono ad una amministrazione comunale, ma Cofferati ci aveva illuso invitandoci a pensare in grande: “Bologna città del futuro”, “Bologna città dei diritti”. È per questo che siamo qui: perché abbiamo creduto, come molti dei presenti, alle 105 pagine del programma di Cofferati, e crediamo che sia un programma realizzabile, ma crediamo soprattutto che sia possibile realizzarlo attraverso “Bologna città libera”. In quel programma sono contenute la gran parte delle nostre proposte (e non solo nei due ambiti prima indicati).

Solo qualche esempio:

p. 6 : “Bologna ha bisogno di una programmazione culturale alta, capace di intrecciare la complessità sociale, l’innovazione tecnologica e la potenzialità culturale che le è propria”

p. 23: “Bisogna creare spazi per l’autoproduzione giovanile, bisogna investire in nuovi spazi espositivi, con una articolazione che consenta di ospitare sia grandi che piccoli eventi, che consentano grandi e piccole produzioni”

p. 28: “a proposito dei centri sociali giovanili, visti come il risultato del bisogno di stare insieme per difendere e dare maggiore efficacia ai diritti individuali che si potenziano nello scambio e nella reciprocità dei rapporti, è allo studio l’ipotesi di varare una sorta di sala stampa in cui i centri possano trovare le opportunità che consentano loro di produrre e ricevere comunicazione (organizzare discussioni, riunirsi, tenere conferenze stampa, ciclostilare fogli informativi, ecc.)”

Vogliamo tornare a proporre queste cose, vogliamo far sì che non si rovescino, come successo, nel loro contrario:

Si è partiti dicendo che

p. 7: “la politica degli enti locali bolognesi pur nelle competenze limitate che la normativa (Bossi-Fini) assegna a Comuni e Provincia deve concretamente dimostrare una visione alternativa a quella della destra, operando per il superamento del cpt di via Mattei, individuando soluzioni alternative che ne permettano la chiusura”.

Noi vogliamo realmente il superamento del cpt di via Mattei, e non il compiacimento per l’invio di soldati a presidiare i suoi confini.

Si è partiti auspicando:

p. 12: “un progetto organico” che coinvolgesse “università ed organizzazioni economiche per trattenere a Bologna una parte significativa del grande potenziale intellettuale e umano rappresentato dagli studenti”

e si è finito col definire la città assediata ed “espropriata” dagli studenti che vivono piazza Verdi, additandoli come una delle principali cause del degrado.

Cavallo di battaglia della campagna elettorale di Cofferati è stata l’idea di una partecipazione politica che si realizzasse dal “basso”, coinvolgendo le forze sociali e le associazioni di volontariato, e si è rovesciata, e parliamo ora solo dell’ambito culturale, nell’esaltazione degli eventi istituzionali e delle personalità che sono i rappresentanti culturali del potere politico di questa città. La cultura è stata il mezzo mediante il quale il potere ha esaltato se stesso, la vetrina in cui mostrarsi in tutto il suo splendore.

Contro tutto questo Tabard si aggrega al progetto di “Bologna città libera” e produrrà nei prossimi mesi, contrariamente alle sue abitudini, uno speciale numero d’inchiesta dedicato a queste specifiche tematiche: una serie di proposte per la Bologna che vorremmo.


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5 Commenti:

Alle 10/09/2008 07:47:00 PM , Anonymous Satana ha detto...

Ma vale davvero la pena impegnarsi in politica ?

 
Alle 10/10/2008 07:40:00 PM , Anonymous Anonimo ha detto...

scusate avevo dimenticato la firma: www.michelefabbri.splinder.com

 
Alle 10/10/2008 07:43:00 PM , Anonymous Satana ha detto...

scusate ancora, sono sempre Satana, ma essendo abituato a splinder non riesco a capire il funzionamneto di questa macchina "infernale"...

 
Alle 10/10/2008 08:28:00 PM , Blogger lorenzo.mari ha detto...

Benvenuto, Satana. La tua domanda, con i tempi che corrono, è pertinente, e un po' satanica. Ma non troppo. La risposta che ti posso dare, a titolo personale, è sì. Ed è una risposta un po' satanica, perchè come si segnala alla fine del nostro documento Tabard che si butta in politica lo fa contro natura.
Lorenzo

 
Alle 10/10/2008 09:46:00 PM , Anonymous eleuti ha detto...

tabard in politica?
ragazzi, è quasi incredibile...

beh, se mi volete, ci sono, eh.

 

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