21 marzo 2007

IL JIHAD È QUI, di Sergio Baratto

Da Il primo amore

La nostra civiltà, la nostra cultura, i nostri valori sono oggi messi in serio pericolo. Quasi nessuno ha ancora osato affrontare questo dato di fatto. Poche voci si levano, ma sono come voci che chiamano nel deserto. Anzi, proprio da parte di chi – istituzioni, partiti, movimenti, intellettuali – avrebbe per primo il dovere di far sentire la propria voce e la propria protesta, proviene solo un assordante silenzio, quando non addirittura qualcosa di peggio: un atteggiamento di impalpabile servilismo, tanto più insidioso in quanto si manifesta come una forma di sudditanza psicologica più o meno inconsapevole. È ciò che Bat Ye'or chiama dhimmitudine.
Lo scontro di civiltà è già incominciato: possibile che solo pochi riescano a cogliere questa verità evidente? La guerra santa è qui; i fanatici religiosi stanno lentamente erodendo ogni spazio democratico, con una pazienza e una perseveranza da talpa o certosino stanno innervando i gangli vitali del nostro Paese: possiedono già scuole confessionali, con cui lavano il cervello delle nuove generazioni e le preparano alla sudditanza e alla militanza fondamentalista; possiedono istituti bancari, centri culturali e di aggregazione, enti non profit e organizzazioni che dietro il paravento delle attività caritative veicolano l'idea della guerra santa e fanno affluire fiumi di denaro alla monarchia teocratica straniera da cui dipendono; diversi loro rappresentanti, abilmente camuffati dietro giacche, cravatte e discorsi rassicuranti, hanno fatto la loro comparsa all'interno delle nostre istituzioni. Ma c'è di più: gli emissari di quella casta sacerdotale stanno inesorabilmente colonizzando il nostro immaginario, le nostre concezioni, i nostri modi di pensare. Qualche anima bella mi risponderà che in fondo si sta parlando di una ristretta minoranza, violenta, certo, e caratterizzata da una incredibile capacità di proselitismo, ma pur sempre una minoranza; che la maggior parte dei loro fedeli sono persone normali, civilissime, aliene da ogni ideale di imposizione violenta del proprio credo. È avvilente dover perdere del tempo per rispondere a un'obiezione così ingenua (o in malafede), tanto è ovvio che tutti costoro, senza eccezione, a prescindere dal comportamento tenuto nella vita quotidiana, sono complici della guerra di conquista lanciata dai loro gerontocrati; che tutti costoro, che lo vogliano o meno, lavorano per il re di Prussia; che, per la sostanza della loro cultura, è sicuro che non muoveranno un dito di fronte allo smantellamento della nostra. Infatti, perché dovrebbero? Perché dovrebbero difendere un insieme di valori che, nella migliore delle ipotesi, sono totalmente estranei ai loro, e nella peggiore irriducibilmente opposti? Per quanto benevolmente possano guardare alla nostra "infedeltà", in qualità di nostri vicini di casa o colleghi di lavoro, noi resteremo sempre e comunque degli infedeli. Infine, sono sempre le minoranze forti e motivate a trascinare con sé le masse, le maggioranze, le greggi.
Stiamo certi: ci colonizzeranno, ci soppianteranno, ridurranno in polvere alla radice il nostro mondo. Lo stanno già facendo, accompagnati dal sorriso compiacente di molti utili idioti. Quanto ai pochi tra noi che osano denunciare lo scandalo di questa resa imbelle, il più delle volte vengono additati alla pubblica riprovazione: "Intolleranti! Nemici del dialogo! Incivili!". E a lanciare simili accuse, sublime paradosso, sono proprio loro: i veri incivili, i veri intolleranti, i veri nemici mortali di ogni dialogo. Un'assurdità apparente che trova facile spiegazione nella psicopatia collettiva di cui soffre la nostra società.

Ma la crescente arroganza con cui i fanatici religiosi conducono la loro guerra santa nel nostro Paese li sta portando a scoprire sempre di più il loro gioco, a renderlo sempre più palese, sempre più evidente. Oggi, A.D. 2007, è venuto per loro il momento di scatenare l'attacco al cuore del sistema, dello Stato. Lo faranno in grande stile, grazie ai mezzi generosamente messi a disposizione dalla loro monarchia teocratica. Il primo assalto lo vedremo nel maggio prossimo a Roma, quando un'orda di migliaia di fedeli esprimerà il proprio disprezzo per i diritti civili, urlerà il proprio odio per chi è diverso da lei, manifesterà contro la nostra cultura, i nostri valori, finanche le nostre istituzioni. Nulla di che stupirsi: la democrazia, laica pluralista e tollerante, è da sempre oggetto del loro orrore e del loro disgusto.
Lo faranno – dato che ancora non tutte le resistenze sono saltate – in modo subdolo, come è loro costume, ammantando il loro attacco al cuore della civiltà occidentale di parole d'ordine melliflue, volutamente ambigue, apparentemente condivisibili. Fanno sempre così: serve a spezzare l'unità del fronte avversario. Ha sempre funzionato, funzionerà anche stavolta; il trucco, del resto, è sperimentato: basta prendere un valore condiviso, incontestabile – per esempio la famiglia (che non è nemmeno un valore perché viene ancora prima dei valori, perché è un dato di fatto) – e piegarlo ai propri fini, inventando per esso una minaccia inesistente e ripetendo l'allarme fino alla nausea, fino a quando il gregge si convincerà che per forza di cose quella minaccia deve essere reale. Lo faranno inventando un nemico e martellandolo di accuse. È la vecchia strategia di Hermann Goering.
Stavolta, il nemico siamo noi. Possibile che nessuno abbia il coraggio di ribellarsi?

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3 Commenti:

Alle 3/21/2007 08:52:00 PM , Anonymous Paolo ha detto...

io all'inizio c'ero cascato....

 
Alle 3/23/2007 06:22:00 PM , Anonymous Vittorio ha detto...

Molto divertente Eug. Bella segnalazione. Paolo, bevi troppi pastis...

 
Alle 4/30/2007 11:03:00 AM , Anonymous Anonimo ha detto...

orda di fedeli, strategia di goering, sì' certo hai proceduto per paradossi, ma accidenti, se non eri laico e pluralista, cosa scrivevi?

M.

 

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