09 gennaio 2007

Mary Poppins o il male allo stato brado


Prima puntata:
Mary Poppins, bambinaia volante con ombrello parlante e inguardabili scarpe rosse, rappresenta tutto ciò che di male può esserci al mondo. Per chi, come il sottoscritto, è parte integrante di quella generazione cresciuta a cartoni animati e relative sigle nei meravigliosi anni ottanta la rottura di un processo di sublimazione deve necessariamente partire dal fare a pezzi quella donna e il mondo che attorno a sé vorrebbe creare.
Mary Poppins non ci propina il mito dell’eterno fanciullo, Mary Poppins non sogna un’umanità fatta di bambini, Mary Poppins vuole che i bambini diventino uomini mantenendo l’animo pronto allo stupore dei fanciulli: Mary Poppins è allora l’avanguardia della società a una dimensione, ciò che desidera è l’annullamento della coscienza critica.
Ci si presenta discendente dalle nuvole mentre si imbelletta. Porta con sé il già citato ombrello a cui verrà affidata a fine film la “morale” della storia (un luogo comune dei più beceri che il bambino meno sveglio del pianeta ha già intuito durante i titoli di testa), e una borsa che poi scopriremo essere fatta con un tappetto: ATTENZIONE! non si tratta di riciclaggio, quella borsa può contenere (forse contiene) ogni cosa: la borsa è la delocalizzazione occultata che preserva il sereno occidente da un sacrosanto senso di colpa.
Prima scena: Bert, squattrinato artista che sembra ignorare il filo doppio che lega l’arte al Mercato (si tratta ovviamente di un complice, poeta ottocentesco da soffitta: CHIARO DI LUNA CON BANCHE), Bert, dicevamo, vestito come un deficiente sta intrattenendo un’allegra combriccola di attempati borghesi benestanti. Dice di recitare poesie comiche ma fa invece l’esatto contrario: sublima la realtà, o semplicemente mediante complimenti a sfondo vagamente sessuale: “lei ha solo due figlie ma… fan per sei” o più subdolamente dando titoli, potremmo dire epicizzando, le più comuni e umani attività: “Miss Lark/ va a passeggio/ nel parco/ con John” (aiutami a dire ‘sti cazzi), anticipando in qualche modo il minimalismo americano ma altrove rallegrandosi anche dell’uso della rima sbeffeggiando così le nascenti avanguardie. Allo spettacolino assiste imperturbabile una guardia che ovviamente non interviene (Mary Poppins non è un film, è un teorema), le masse borghesi soddisfano il loro impulso “artistico” e nessuno si è fatto male: tornate pure a casa. Ma ecco che mentre Bert sta per recitare la sua poesia ad una racchiona con paglietta qualcosa succede (era troppo anche per lui), il comico diventa un lirico, quasi un elegiaco e da perfetto idiota esprime allora la sua gioia stampandosi un piatto in faccia: tanto più stravagante tanto più artista, giubilo fra i borghesi.
L’incontro successivo è con l’ammiraglio Boom, un vecchio arteriosclerotico che in compagnia del suo mozzo obeso cannoneggia a salve il quartiere “bene” dove risiede la famiglia dei due piccoli protagonisti (torneremo su questo personaggio in seguito).
Ma veniamo alla famiglia Banks: incontriamo in primo luogo le due domestiche che si scannano come cane e gatto (in seguito all’arrivo di Mary Poppins andranno d’amore e d’accordo mandando a farsi benedire la sacrosanta rabbia sociale che prima o dopo si sarebbe altrimenti indirizzata contro il giusto bersaglio). Arriva la madre cantando: bambolina casalinga cerebrolesa e succube del marito che ironicamente si batte per la conquista del suffragio femminile (il suo compito consiste nel tirare ortaggi contro il primo ministro, figuriamoci se le donne potevano avere un serio progetto politico).

Continua...


Mimmo Cangiano

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9 Commenti:

Alle 1/09/2007 11:38:00 PM , Anonymous Paolò Deghidì ha detto...

In effetti a me da piccolo inquiteva non poco. Anzi, mi stava proprio sul cazzo. La borsa come simulacro dell'occultamento della colpa è una trovata geniale.

 
Alle 1/09/2007 11:39:00 PM , Anonymous Paolò Deghidì ha detto...

(inquietava...dannatissimi commenti non correggibili)

 
Alle 1/09/2007 11:53:00 PM , Anonymous le scarpe rosse ha detto...

inguardabili ce lo dici a tua sorella. ce lo

 
Alle 1/11/2007 10:26:00 PM , Anonymous L'ombrello parlante ha detto...

La mia solidarietà alle scarpe, sporchi relativisti

 
Alle 1/13/2007 04:15:00 PM , Blogger Seclet ha detto...

La prima volta che ho visto mary poppins me ne sono innamorato... fortuna che avevo 5 anni, ma la adoravo, la volevo sposare

 
Alle 1/17/2007 10:13:00 PM , Anonymous Anonimo ha detto...

Mimmo, fatti una trombata e pensa a cose più serie...

 
Alle 1/17/2007 10:59:00 PM , Anonymous Paolò Deghidì ha detto...

commenti di altissimo livello, va detto. Ma perchè non lo chiudiamo veramente sto blog?

 
Alle 7/11/2007 09:20:00 PM , Anonymous Anonimo ha detto...

ok e la sirenetta parla di razzismo,il re leone di lotta di classe..i puffi del comunismo..sono storie per bambini..ma tu non hai di meglio da fare nella vita?!

 
Alle 9/15/2007 08:29:00 AM , Anonymous Lullabye ha detto...

Ho pensato circa le stesse cose quando l' ho rivisto l'altra sera!
E vogliamo parlare della vanità della sig.na Poppins?O del suo essere sempre al di sopra delle cose,che tanto gli altri son pezzenti?!?
C'è qualcosa di davvero malato e quasi satanico direi...

 

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