05 novembre 2006

¿La batalla del Día de Muertos?

Articolo di Antonio Gershenson
da La Jornada del 5 novembre 2006
(traduzione molto approssimativa di E. Santangelo)



Mi chiedo se con questo nome passerà alla storia la battaglia svoltasi a Oaxaca, durata varie ore, il 2 di novembre. Nonostante ci siano stati altri ingredienti, per niente positivi, come l’aumento nella lista di feriti, detenuti e scomparsi e per lo meno un morto, nuovamente a causa di una granata di gas lacrimogeno nel petto, l’elemento singolare è stato un altro. La Polizia Federale Preventiva (PFP) ha dovuto ritirarsi nel mezzo di una pioggia di pietre e altri proiettili.

Chiaro che, avvenuta la disfatta della PFP, prima il capo di Stato Maggiore di quest’ultima e poi il segretario de la Sicurezza Pubblica Federale e il segretario di Governo, pronunciarono il famoso “alla fine neanche lo volevo” (al fin que yo ni quería), con diverse varianti, incluso il rispetto dell’autonomia universitaria.



Poiché l’assedio della Città Universitaria (CU) è stato accompagnato dal bombardamento da un elicottero dei dintorni della Radio Universidad, con bombe di gas lacrimogeno. Si sentiva la annunciatrice parlare, e in sottofondo le esplosioni delle bombe. Certo, sanno già come difendersi e proteggersi, il fatto è che mai hanno smesso di parlare, informare, eccetera, nonostante il gas. Perché tali aggressioni all’interno della CU, se davvero non avrebbero voluto prenderla?

Altro elemento importante nello stesso senso. LA Jornada TV trasmette un video nella cui parte iniziale si vedono i federali che rompono una della porte di accesso alla stessa CU. Era, evidentemente, il primo passo per entrare. Chi dispone vari poliziotti federali, dotati di arnesi da scasso, perché rompano una porta se non ha intenzione di attraversarla? Tale atto costituisce già un’altra violazione all’autonomia.



Altro discorso è che le cose non sono andate come loro volevano. Arrivavano rinforzi di federali, però anche gente che vive lì vicino, e studenti, padri di famiglia, eccetera. E c’è stato un momento nel quale è scoppiata una battaglia massiccia (NdT: traduzione grossolana, mi si scusi la stanchezza), con i federali che lanciavano gas lacrimogeni.

Verso le 14:30 inizia la ritirata dei federali, sotto la pioggia di pietre e altro. In Radio Universidad insistono che è stata vinta la battaglia, ma non la guerra, che bisogna approfittarne per riorganizzarsi, ricostruire le barricate e procurarsi ciò che manca.



Si informò che questa gente organizzata che difendeva la CU era arrivata ad attaccare i federali su cinque fronti allo stesso tempo. Questo deve aver contato nel risultato. Così come la varietà dei proiettili artigianali, e l’ingegno e la decisione che hanno mostrato i difensori.



Numerosi politici, anche del PRI, si sono pronunciati contro la violazione dell’autonomia universitaria, ore prima che i funzionari menzionati citassero ciò di cui sopra come pretesto per coprire la loro sconfitta.



È vero che il conflitto a Oaxaca è lontano dal risolversi. Però la vittoria dei difensori dell’università è molto importante, e la sua portata va al di là di aspetti tattici, del chi controlla quale parte della città. Nel poco tempo trascorso tra la ritirata della PFP e il momento in cui si scrive questo articolo, già si nota un principio di cambio nello scenario politico del problema.



Da un lato, la solidarietà nazionale e internazionale al movimento oaxaqueño si è ampliato ancora di più. Dall’altro, il governatore di Oaxaca ha ricevuto un altro colpo politico, limitato se si vuole, però reale, quando la Corte Suprema ha rifiutato i suoi reclami contro le sollecitudini di dimissioni provenienti dalle due camere legislative federali. Insisto, il problema è lontano dal risolversi, è vero che una soluzione di fondo passa, tra le altre cose, per la scomparsa di poteri in questo stato, però con tutti i problemi che ci sono, le relazioni di forza nello stato sono più favorevoli ai settori popolari di quanto non lo fossero prima della menzionata battaglia.

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1 Commenti:

Alle 11/05/2006 11:16:00 PM , Anonymous Eugenio ha detto...

NB: pubblico questo articolo non perché abbia un qualche valore al di là del cronachistico (nonostante si trovi nella sezione degli opinionisti del sito del quotidiano messicano), ma, per l'appunto, per questioni puramente informative. Perché, appena tornato da un viaggio per "festeggiare" come milioni di messicani el dìa de muertos, ho letto (rimasto 4 giorni fuori dal mondo, mea culpa) ciò che era successo di cui non so se la stampa italiana abbia dato notizia. Ho pensato quindi di riportare qualcosa qui. Consiglio di vedere il video linkato. Si possono trovare molti altri video sul conflitto in corso, magari più in là posterò qualche link.

 

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