10 giugno 2007

Un anno fa, un anno in più (o in meno)

Un anno fa, il 10 giugno 2006, la rete accoglieva tra le sue infinite trame anche il primo post di questo strano blog. Oggi, 94 post e 15mila visite dopo, cerchiamo di tirare un po' le somme, che alla fin fine, volenti o nolenti, è ciò che si fa ad ogni anniversario.
Quando abbiamo aperto questo blog non sapevamo bene neanche noi cosa ne avremmo fatto o voluto fare. Un po' per inesperienza un po' per diffidenza un po' per gli impegni dei vari membri del gruppo, questa pagina parallela al sito ufficiale ha faticato ad attivarsi e a trovare un suo perché e una sua identità. Non che ce l'abbia ancora, una vera identità (qualcuno ci chiama blog letterario, un po' a sproposito e tradendo in parte le premesse della rivista) però cominciamo a seguire dei tracciati più precisi, grazie alle nuove rubriche ad esempio, ad avere qualche riconoscimento esterno (ci contano tra i loro link diversi altri siti) ed il blog è diventato la principale pagina di riferimento per Tabard su internet.
94 post in un anno vuol dire una media di 8 post al mese, che è una media veramente bassa. Va spiegato però come questo sia un dato fuorviante: basti pensare che se a giugno e luglio del 2006 i post furono complessivamente 5, nel solo maggio scorso questi sono saliti a 18, cioè circa un post ogni due giorni. Dopo una provocatoria dichiarazione di morte del blog nel gennaio di quest'anno, un post in particolare (non a caso un post di quel tipo) e una ridda di mail di redazione, questa pagina ha ritrovato senso e slancio e da allora tutto fila molto meglio.
I commenti sono e restano la voce dolentissima del blog, una delle sue risorse più importanti che non viene sfruttata a dovere (lo spiega molto bene qui Mimmo, in un intervento che riflette bene anche sulla rete e sulla blogosfera in particolare): ne sono stati lasciati infatti solo 267, vale a dire una media di poco più di due commenti per post. Meglio pochi ma buoni, si dirà riferendosi giustamente alle file di insulti, provocazioni o circoli viziosi che popolano i commenti dei blog più quotati. Ma i nostri non sono pochi, sono niente.
Altro tasto dolente, la partecipazione del collettivo. L'elenco ufficiale dei tabardiani conta, nell'ultimo numero della rivista, 34 membri: solo 13 hanno postato o commentato sul blog e di questi tredici uno ha firmato 35 post (un terzo, ma è anche uno che non ha un cazzo da fare), un altro 15, un altro ancora 9. Seguono altri quattro compagni con circa 5 post a testa e tutti gli altri un solo post. La rappresentatività è quantomeno sbilanciata e sarebbe molto ma molto meglio se le stesse polifonia e molteplicità sulle quali si basa Tabard facessero sentire i loro echi anche su queste pagine.
Un restyling grafico e organizzativo è in discussione da tempo e mi auguro che trovi presto una realizzazione, magari nel corso dell'estate dove gli impegni comuni e personali possono calare. Mi auguro anche che il blog continui con gli stessi ritmi degli ultimi mesi e che possa essere sempre più un aiuto e un prolungamento della rivista cartacea. Ora basta, ché ieri ho fatto festa, non ricordo se per il blog o per qualcos'altro, ma ho comunque un gran mal di testa.
Un abbraccio a tutti coloro che hanno partecipato in quest'anno e un ringraziamento ai lettori.

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6 Commenti:

Alle 6/11/2007 02:43:00 AM , Anonymous Eugenio ha detto...

Lascio qui un commento per cercare per lo meno di mantenere la nostra media bassissima (potrei spezzarlo in due, in effetti...).
Solo, ho visto il video dell'intervento di Mimmo, come al solito intelligentissimo e (siamo tabardiani per questo) condivisibile al 100%. Tanto che consiglierei di postarlo qui o di metterlo sul sito.
Ma a parte questo parlerò di qualcosa di totalmente soggettivo:
per me lontano dall'Italia il blog è stata un possibile contatto costante con tutto il gruppo (ammetto di visitarlo una media di due volte al giorno...). Non con la stessa profondità, non con la costanza partecipativa che un rapporto quotidiano di vicinanza anche fisica (o telefonica...vitto', ci ricordiamo le telefonate in Barozzi) permette; però è stato un utile "quadro" dello "stato delle cose" (ques'antitabardiana espressione comune). La crisi del blog, il post di vittorio si specchiavavno anche prodigiosamente (quasi divina-osmoticamente...ah santo messico!)in un mio momento di riflessione rimasto indiscusso (cioé non dialogizzato, se non interiormente).
E questo è solo un esempio.
Praticamente da qui non ho scritto niente sul blog. Ed è grave, perché sarebbe stato importante, soprattutto per me personalmente, cercare una forma per lo meno agli impulsi esterni che mi venivano dall'esperienza che stavo vivendo. Mea culpa. Non saprei come analizzare, o forse ancora ne ho paura o non ne ho semplicemente voglia. Però diciamo(ci) che il lontano e il nuovo mi ha a volte spinto anche a un'estraneità. Era oscillante.
Sentivo una retorica non bene interiorizzata nei miei discorsi.
Leggevo i miei articoli e la mia tesi e vedevo che nascondevano vuoti. (il divertimento - ancora una volta in senso etimologico - dell'articolo su Aldo Nove è molto indicativo).
E qui mi sono tuffato - e per la prima volta nella mia vita è un verbo, anche se necrotizzato dall'uso comune (è il primo che mi è venuto in mente),che può funzionare - mi sono gettato in qualcosa fronte a cui tanti meccanismi, in primo luogo personali, non funzionavano, andavano rielaborati. Ora non so quali. Ora mi sono un poco perso. Ora non è ancora il momento di sommare o gettare le somme.
E' stato tutto un imbilicarsi. Nei primi sei mesi ipercosciente e iperriflessivo. Nel secondo al contrario, totalmente, a volte puerilmente, vitalistico.
Di tutto questo il blog non porta traccia (se non qualche bricioletta appena visibile). Eppure è stato il mio punto di contatto con voi, con Tabard, con un discorso in corso. E sotto i pochi post o i pochi commenti - forse solo io conoscendo bisognerebbe vedere un "lettore" - ho potuto leggere un percorso e una continuità, una riflessione che andava avanti e che era "seguibile".
Così pur non partecipando - perché non parteciperò nemmeno al prossimo, scusatemi - all'elaborazione dei numeri della rivista, credo che potrò tornare e recuperare, soprattutto lavorare molto di più al blog, che è uno strumento che m'incuriosisce molto (soprattutto in termini di possibilità di scrittura).
Quindi adesso tutto questo commento lunghissimo non avrà una forma ma, dato l'anniversario, mi sono detto che magari un piedicino ce lo dovevo mettere.
Anche perché il blog è quasi nato in coincidenza con la mia (e di altri) partenza. Essendo vicino il ritorno...(che cosa? mah, queste causali mi rimangono sempre un poco vuote)

 
Alle 6/11/2007 02:44:00 AM , Anonymous ug ha detto...

minchia...non pensavo di aver scritto così tanto...
(e così siamo nella media)

 
Alle 6/12/2007 03:38:00 PM , Anonymous Vittorio ha detto...

Uhm, Euge' come al solito parecchi spunti (stavo per scrivere Sputnik, lapsus verbali...). Cercherò di coglierne qualcuno, alla maniera delle conversazioni scritte via Skype.

Se c'è una prima cosa che mi colpisce è che si sia arrivati a usare questo blog, come dicevi tu, come strumento di contatto costante tra tutti noi (in molti casi non è servito ritrovarsi a migliaia di km di distanza per giungere a ciò). E questo nonostante le diffidenze iniziali verso uno strumento che, diciamocelo, non c'era particolarmente simpatico (almeno a me). E in effetti i flussi delle differenti estraneità si sono incrociati un bel po' su queste pagine.

Rileggendo qualcosa, e scorrendo i titoli e ricordando, che cosa mi sembra emergere? In qualche modo il fantasma di ciascuno di voi, o meglio la testimonianza di qualcosa di stabile (la parola scritta sullo schermo) come punto di sintesi di telefonate, mail, chat e incontri (purtroppo con te nessuno) dell'ultimo anno dai quali ho tratto una mia idea delle vostre vite (con annesse difficoltà). Ne è derivata, in definitiva, una sorta di collezione di immagini, o volendo un bestiario (qui una faccetta per addolcire). E queste immagini, queste idee, senza voler arrivare alla fissità, mi sembrano rispecchiarsi fortemente nella visione che ho di questo periodo, con tutte le sue criticità, e che credo di aver già subodorato quando infine l'idea sempre vagheggiata del trasferimento a Bologna l'ho realizzata - per ironia, poi, e per sfighe varie e numerose, a Bologna non è che c'abbia poi passato tutto 'sto tempo, da cui Sans domicile fixe. Tutto ciò come si concilia con me? Nella sensazione di un blocco, una specie di sottrazione, come se qualcosa che fino ad oggi restava tra il palpabilissimo e l'etereo mi abbia fortemente investito, a tal punto da togliermi alcune delle mie peculiarità caratteriali. Ma in fondo questo era inevitabile. Malgrado ciò, restano molti aneliti che si accavallano, e tra questi il principale è la ricerca di un luogo, di un punto di partenza, e poi di altri punti; l'esigenza, per usare il tuo verbo necrotizzato, di "tuffarsi". E poi, soprattutto, trovare una sintesi, tra ipercoscienza/iperriflessività e vitalismo pueril-corporale, che forse (almeno secondo Francesco) già avevo (magari pensare strettamente, alla fine, almeno nei limiti del proprio corpo, sempre per ricordare ancora Francesco).

Quindi, chiudendo, mi pare di trovare tra queste pagine parecchie tracce anche di te, magari non sdipanate come ti/ci/gli sarebbe piaciuto, ma comunque fortemente indicative. Spero di non essere stato troppo contorto e che qualcosa sia venuto fuori da quelle che Paolò Deghidì ha definito le mie «nuvole linguistiche».

 
Alle 6/12/2007 04:15:00 PM , Anonymous Eugenio ha detto...

mmm...in questo momento non ho molto tempo, stando alle prese disperate con un trabajo che non si vuole scrivere. sarò molto incidentale, e questo solo per protestare del fatto che non voglia uscire dal puerilmente vitalistico il mio doppio letterario affinché si scriva de una puta vez questo fottuto trabajo - ma:
a proposito di bestiario: mi ha sempre inquietato - e ha continuato a inquietarmi quando lo rilessi in un momento particolarissimo in una spiaggia pacifica alla fine del mio viaggio di gennaio - di cui, quel momento a Chacahua, dovrei scrivere, ora sì - e poi, aggiungo continuando con le quasi-metacresi (sarà questo il termine retorico della necrotizzazione?no me acuerdo), quel viaggio fu il "trampolino di lancio" con le sue crisi sprofonde - mi ha sempre inquietato, dicevo, un racconto di Cortazar - per me scrittore fastidiosissimo, tra attrazione e sottile o rancorosa ripulsione - un racconto della raccolta chiamata per l'appunto "bestiario": il racconto credo sia il primo della raccolta e s'intitola "Casa tomada": in questo racconto un'ambigua coppia di fratelli è progressivamente costretta a sgombrare parti della sua abitazione che vengono occupate giorno dopo giorno da quel quid che costituisce il perturbante fantastico e che a me in questo racconto mi ha sempre puerilmente perturbato nei pantaloni - alla fine, senza grandi accadimenti, quel perturpo tome y tome la casa, fratello e sorella sono costretti ad abbandonarla...boh, mi sa che devo andare a scrivere il trabajo...

 
Alle 6/12/2007 04:23:00 PM , Anonymous Vittorio ha detto...

Conoscevo già questo racconto, ma nelle varie "pieghe della memoria" (dove ho sentito questo verso?) si è perso il ricordo di dove e quando l'avessi letto, così come di chi me lo avesse fatto conoscere. Forse è stato Minà...

 
Alle 11/30/2009 02:51:00 AM , Anonymous Anonimo ha detto...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu

 

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