23 marzo 2007

FRAM-ME-NTEGGIO

A ogni nuova partita,
giocassero pure per tutta la vita,
i giocatori si ritrovano a zero
e nelle stesse condizioni che all’inizio
(R. Caillois, I giochi e gli uomini)

Come se tenessero un’evidenza indiscutibile, una serietà sacrosanta, pure nella leggerezza, pure nel gioco, come inchiavate in una lettura, seppur tutte da sdecifrare, pure in una difficoltà deliberata, magari in dissimulo, magari col suono ingannevole che trascina in tutt’altra parte, pure fosse una lunghezza tortuosa, a torbellino, o in facilonerie, al contrario, pure in un bacio perugino, magari in uno sprazzo di puro amore fossilizzato, magari in uno slancio patetico da uomo-cuore. Come un peso più peso, una similitudine ben riuscita, un ordine insicurato da una convenzione comune, anaforica. La parola scritta ha tutto un alone di certezza.
(l’autore)


Hai camminato con quel facile emozionalismo da musica in cuffia. (deve riprendere a narrativizzare). Ti sei di nuovo riscritto in mente cose. Le attese, perché ci ritrovi un ordine significativo. Una buona ripresa della vita. (discreta). Furtiva, e già riprovocata. Quando riprendi le cose in penna, ti viene quasi avvolte da piangere, come in cuffia. Isoli un campo di gioco, mosseggi, punti, e spieghi le spuntate, ti rispieghi e svaghi di nuovo col giro delle pedine. Oggi è successo questo, poi c’infili una bella impennata-guadagna-punti e sei un uomo sensibile, che rigioca il giocato in cartapenna, mica lo sbutta lì come lo spicciolo pel latte, ti ricolori il parolaio, lo sdeformi un poco (sta giocando a fare noi), ed ecco che è materiale da uomo maturo che vive e dispensa le cose, ci ritrova un modo d’essere e glie lo crea e sa e coscientizza e vive di più a lungo ‘quistando palazzoni in vicolo corto, o una laurea sportiva, e un colore tentato sempre un cuore invece che un quadro e (metaforizzi) lei, tu ciao, gli dici, oggi sì.
(tu)

ug (seguirà qualcosa di più o meno più "serio" più o meno relazionato)

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5 Commenti:

Alle 3/23/2007 08:33:00 PM , Anonymous Paolo ha detto...

Chi è "l'autore"? Chiunque sia, adoro questi lunghi periodi sugosi che una volta arrivato alla fine devi rileggerteli perchè in fondo hai trovato il pane per la scarpetta. Che goduria.

p.s.: inaugurati, non so quanto volontariamente, da Vittorio, appoggio pienamente questi nuovi sfoghi/sfiati/cùcù personali sul blog. Invito anche altri a postare le proprie produzioni che svincolino dalla fredda articolistica.

 
Alle 3/23/2007 09:43:00 PM , Anonymous Eugenio ha detto...

Per la verità non era tanto sfogo...più, erano, appunti per un racconto di cui avevo solo una forma, non una storia da narrare. la finzione è lo sfogo, e il grado di autofinzione è la continua rielaborazione dello sfogo (sfogandosi sul personaggio)...ma la forma, anche, era confusa.
E quindi l'ho postato solo come introduzione a una riflessione che sì vorrò (spero lo farò) buttare qui e che ha a che vedere con la fruizione della musica (Madonna!) o di qualsiasi forma artistica per la cui "comprensione" non si hanno abbastanza strumenti.
(ma questa è un'altra storia: l'autore)

 
Alle 3/23/2007 10:18:00 PM , Anonymous Eugenio ha detto...

e comunque l'inganno è che esiste un'altra pagina...vi perdete la chicca: Madonna con la maglietta di Britney Spears...il postmoderno assoluto

 
Alle 3/23/2007 10:38:00 PM , Anonymous Paolo ha detto...

in effetti la triplice definizione traballante era proprio un'impossibilità di definizione. ci avevo intravisto una brodaglia primordiale di narrazione, ma non osai....comunque suggestivo, bello, sì.
A quando un bel post sul favoloso kitsch messicano??

 
Alle 3/23/2007 10:46:00 PM , Anonymous Paolo ha detto...

kitsch si scrive kitsch?

 

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