18 dicembre 2007

Appunti sparsi da un weekend sloveno (alla Buonipresagi)

  • Il viaggio prevedeva una sempre gradevole tappa veneziana. Nonostante il mio senso dell'orientamento rasenti la perfezione, nella città lagunare è bene avere con se una cartina. Me ne sono portata una vecchia, acquistata anni fa in una bancarella di fronte a S. Lucia. Non avevo però mai letto il retro, contenente l'elenco delle vie oltre che una breve storia quadrilingue della Serenissima. Visto che nell'ultimo numero il buon Cova ci ha parlato di scontro di civiltà, vi riporto uno stralcio dal retro della mia mappa veneziana:

  • "In nome di S. Marco, suo venerato patrono, questa Signora del mare ardente di fede partecipò attivamente alle Crociate, aprendo nuove colonie in Palestina e in Siria; affrontò e vinse il Turco infedele a Lépanto portando ovunque il soffio benefico della civiltà latina e cristiana".

  • Al confine la polizia slovena, pur desolata, ha dovuto far scendere dal treno uno studente mongolo senza visto, con una frase che a me, non certo a lui, è risultata esilarante: "Mi dispiace, ma entriamo in Schengen solo tra una settimana".
  • La Slovenia è molto molto vicina e molto molto bella, ma la cucina tipica non differisce proprio in nulla da quella di Gavirate. È un paese ricco, il che spiega perché sia stato il primo ad abbandonare la Yugoslavia: prima delle guerre novecentesche europee, che lo hanno interessato tutte nessuna esclusa, era sicuramente più ricco di noi, basti pensare che comprendeva solo l'8% della popolazione yugoslava ma che produceva ben il 25% del pil. Ho visto gente lavorare alle dieci di sera di domenica. Neanche a Berlino est.
  • A Ljubljana ho dormito nella prigione che ospitò l'attuale primo ministro durante la crisi yugoslava. Ora si chiama Celica, che vuol dire cella, ed è secondo me, e anche secondo la Lonely Planet, l'ostello più figo del mondo.
  • Ljubljana è pulitissima, composta da un pout pourri di stili architettonici differenti - dalle villette alpine, al secessionista, fino al liberty e alle soluzioni pù moderne - c'è filodiffusione musicale per le strade del centro, tutti parlano inglese, molti anche italiano o tedesco, ci sono più gallerie d'arte e musei che negozi d'abbigliamento e il traffico è praticamente inesistente.
  • Quando in Slovenia dici che sei italiano vieni spesso accolto da quello stesso sorrisetto che hanno pure i greci e che vuol dire pressapoco: "Avete provato a conquistarci ma vi abbiamo cacciato a calci in culo. Dai, ci state simpatici comunque" poi ricevi un ideale buffetto in testa come un bimbo capriccioso.
  • Infine, ho trovato il miglior modo di trattare i terribili pupazzi di babbo natale che da qualche anno infestano i nostri balconi:














Paolo

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8 Commenti:

Alle 12/19/2007 10:12:00 AM , Anonymous Paolo ha detto...

Scusate, ma anche dopo infiniti tentativi non sono riuscito a spezzare 'sto cazzo di post. Tenetevelo lungo.

 
Alle 12/19/2007 11:29:00 AM , Blogger scott_ronson ha detto...

Fiiico. Non solo il reportage, ma anche il fatto che è la prima volta che divento uno stile!
;-)

 
Alle 12/19/2007 02:12:00 PM , Anonymous Paolo ha detto...

se è per questo ti ho scopiazzato un po' anche nel mio ultimo articolo nella rivista, segnatamente dal mitico post su De Carlo.. :)

 
Alle 12/20/2007 11:38:00 AM , Anonymous Eugenio ha detto...

secondo grado, ragazzi miei, quali "scopiazzamenti"?, citazionismi e intertestualismi, parodismi e sconfinamenti...tipo questo.

 
Alle 12/20/2007 11:43:00 AM , Anonymous Paolo ha detto...

Giusto, cazzo! Fottiti Ronson, è il postmoderno baby... :)

p.s.: ma chi voglio fregare? Rimarrò sempre democristiano dentro :°(

 
Alle 12/20/2007 03:46:00 PM , Anonymous Eugenio ha detto...

...mmm, basta accordarsi con la bandiera rossa...

 
Alle 12/22/2007 11:38:00 AM , Blogger scott_ronson ha detto...

perché, secondo te io non l'avevo copiata quella roba lì del De Carlo-[qualcosa]?
(non ricordo da chi, però!)

ale

 
Alle 12/22/2007 04:37:00 PM , Anonymous Paolo ha detto...

appunto...

 

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