23 maggio 2008

Gomorra di Matteo Garrone

Come si poteva fare un film dal libro di Saviano? Questa è la domanda che mi sono posto prima, durante e ancora dopo la visione del lavoro di Garrone. La risposta non l'ho trovata, perché ovviamente non ce n'è una giusta. Però. Però alcune cose possiamo dirle, e dobbiamo per forza partire dal libro. Che cos'è Gomorra (il libro)? Cosa lo rende unico, forte, importante, riuscito? Secondo me, che tra le altre cose lo sto anche analizzando per una tesi di laurea sull'inchiesta letteraria, è soprattutto il continuo rimbalzo tra particolare e universale e, facendo ciò, tra letterario e giornalistico, tra figurativo e didattico. L'efficacia etica e letteraria del testo di Saviano risiede in gran parte nella chiarezza, nella linearità e nella forza dei suoi passaggi dalle scene particolari di Scampia o Casal di Principe alla globalità del mondo finanziario (e qui si rivela tutta la sua padronanza della strumentazione metaforica e assimilante). Saviano usa la sua arte letteraria (condita soprattutto di riferimenti cinematrografici; movimento endo-letterario quindi, come si diceva poco fa a proposito del NIE in cui Gomorra figura) per delineare con secca efficacia la vita dei protagonisti della camorra e affianca a queste scene i suoi elenchi, i dati, la cronaca, insomma l'apparato documentario tout court. Gomorra è un grande libro anche per come ha saputo disegnare, denudandoli, i boss e le loro perversioni, i muschilli e la loro disperata violenza. Ma soprattutto per come ha saputo legare fortissimamente questi ritratti, questi quadri, alla dimensione finanziaria globale, alla perversione capitalista del denaro a tutti i costi. È la trovata che ha permesso a Saviano di oltrepassare le barriere regionali e nazionali che altri testi simili, credo, avevano bloccato, palesando efficacemente il coinvolgimento di ampi campi dell'economia globale nel traffico malavitoso. Saviano riesce a dirci "siamo tutti coinvolti".
Ed è qui che il film di Garrone fallisce; Gomorra (il film) resta un bellissimo film, un capolavoro del genere, perché ha saputo dipingere e quindi svelare alcune terre di camorra come mai nessuno prima; l'ha fatto anzi meglio di Saviano. Ma si è fermato lì. Non ha sfumato quelle tenebre con le luci sfolgoranti del mercato globale. Si è un poco crogiuolato nell'insistenza voyeristica del sottobosco umano delle Vele e ha dimenticato i boss, grandi protagonisti del libro e anelli tra Napoli e il resto del mondo. Ecco, in Gomorra (il film) non c'è il mondo. È vero: manca la speranza, la redenzione, la possibilità di salvezza, la luce. Manca lo Stato. Ma soprattutto manca il Mondo, l'esterno, quel mondo che Saviano è invece riuscito a chiamare in causa, la vittoria di Gomorra (il libro). Non basta davvero la battuta: "per salvare un operaio di Mestre ammazzi una famiglia di Mondragone".
Non so se questa è la visione ipercritica di un lettore del libro. Purtroppo non sono riuscito ad astrarmi dalla mia condizione di lettore e non so immaginare come possa recepire il film uno spettatore che non ha letto il testo di Saviano. Di sicuro gli rimarrà una lezione di cinema: uno sguardo e un movimento di camera di una coerenza e di una maturità incredibili (a parte la sbavatura di una soggettiva piuttosto inspiegabile nella scena del rituale d'iniziazione dei ragazzini); un incipit e un finale da strapparsi i capelli. Credo ci sia voluto davvero del coraggio per restare così distaccati: ma certo, come non avere fiducia in quelle scene, in quelle facce, ricostruite in maniera meravigliosa. Possiamo parlare a lungo del film, sicuramente tante altre minuzie tecniche e poetiche mi sono sfuggite, però ci tenevo qui a precisare come un film tratto da quel libro non possa esimersi dal tentare di rappresentare la ragnatela che dalla Campania avvolge il globo. Come avrebbe potuto riuscirci? Non lo so, non sta a me dirlo; ma di certo quelle tre frasette lasciate là alla fine non riescono minimamente a colmare il debito verso la mancata parte documentaristica, anzi ne palesano ancor più la mancanza.

Paolo

p.s.: non riesco a non pensare che il fatto che gli unici tre attori professionisti si assomiglino tantissimo non sia una coincidenza...


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8 Commenti:

Alle 5/23/2008 03:33:00 PM , Anonymous achille ha detto...

secondo me non è affatto una mancanza del film l'assenza del mondo. è una scelta precisa. innanzitutto perché la sensazione che "il mondo manchi" è proprio quella che si percepisce nell'ambiente che il film riproduce, e dove è stato girato.
tu potresti dirmi ma il libro dava entrambi i punti di vista: il fatto è che garrone ha dichiarato subito di aver fatto un'opera autonoma, a partire dal libro, e non una trasposizione del libro. per me l'ottica che ha usato non rappresenta una mancanza rispetto al libro. è una scelta che gli ha conferito grande potenza espressiva. poi credo che l'assenza dei boss, il limitarasi alla manovalanza della malavita nascesse dal desiderio di evitare ogni spettacolarizzazione, e semmai di raccontare che per le migliaia di perosne che ci vivono in mezzo la camorra è un'agghiacciante, banalissima normalità. senza alcuna distinzione o eroismo: anzi, tutti nomi da "nessuno": totò, pisellino, ecc.

 
Alle 5/23/2008 03:42:00 PM , Anonymous Paolo ha detto...

Sì, in effetti la mia critica parte da un eccesso di fedeltà al libro forse. Ma questo testo, come spiego, ha un valore solo ed esclusivamente in quanto multilivello: estrapolando un livello, il resto si sgonfia, perde forza. Ovvio che Garrone abbia fatto una selezione. Quello che critico è quindi la scelta del livello da rappresentare, secondo me il più debole.
Poi hai ragione tu, ma lo dico già nel post: in quello che ha scelto di rappresentare, Garrone ha eccelso; dal punto di vista fotografico, etico, poetico, espressivo, tutto. Infatti ci tengo a rimarcare che lo ritengo un grandissimo film: quello che non posso dire, perché sono "troppo lettore" è se il film funzioni. Magari dopo una seconda visione (e una seconda lettura) capirò meglio. Però ecco, secondo me, quello è scampia, e va benissimo, ma non è Gomorra.

 
Alle 5/23/2008 06:27:00 PM , Anonymous achille ha detto...

paolo devi spiegarti meglio: che significa che un "grandissimo film" come tu lo hai definito, non "funziona"?

 
Alle 5/23/2008 07:21:00 PM , Anonymous Paolo ha detto...

Gomorra è un grandissimo film nella ricostruzione delle scene, nel dipingere i toni di quell'"agghiacciante banalissima normalità", nello sguardo e nei movimenti di camera. Non funziona, dal mio punto di vista, perché rimane lì. Il mio punto di vista, lo ripeto, è che non si può fare un film su Gomorra (il libro) senza tentare di rendere quella dialettica che ho illustrato. Perchè quella dialettica *é* il libro. So bene che trarre un film da un libro non è una pedissequa trasposizione visiva; del secondo grado e delle sue conseguenze qui ce ne intendiamo più o meno tutti. Ma questo film non trae l'essenza del libro. Non discuto che sia scelta legittima o meno: Saviano ha collaborato è apprezzato il film. A me risulta bellissimo in quello che mostra, fallace in quello che (non) dice.

 
Alle 5/25/2008 10:32:00 PM , Blogger Marco ha detto...

ciao a tutti.

concordo in pieno con achille.
l'unico "errore" di garrone è stata
una vincente e condivisibile
scelta di marketing, ovvero l'aver
mantenuto per il film il titolo del libro.
in questo caso ben venga anche l'errore: ha portato al cinema migliaia di spettatori, che magari nemmeno l'avevano letto, il libro.
forse lo leggeranno ora, mi auguro.
Gomorra di Garrone è un grandissimo film.

PS
andrea tarabbia (de Il Primo amore) eprimeva perplessità analoghe a quelle di paolo qui
http://www.ottobre.splinder.com/post/17137045/Se+io+sono+Roberto
(scusate non so inserire links)

PS gomorra de garrone ha vinto il gran prix della giuria a cannes.

 
Alle 5/26/2008 12:04:00 AM , Anonymous Paolo ha detto...

ma che differenza c'è tra il premio della giuria e il gran premio della giuria?

 
Alle 5/26/2008 05:12:00 PM , Anonymous Paolo ha detto...

Qui il commento di Saviano al film.

 
Alle 5/26/2008 06:13:00 PM , Blogger Marco ha detto...

non l'ho mai capito con esattezza..
son però certo che il Gran Prix è il secondo premio del Festival di Cannes, dopo la Palma d'oro.
tra l'altro se non erro di fatto anche la Palma d'oro è un premio della giuria...

grazie per aver postato il commento di saviano!

 

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