10 settembre 2007

Utopia pulviscolare

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Italo Calvino - Le città invisibili

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2 Commenti:

Alle 9/10/2007 01:18:00 AM , Anonymous Vittorio ha detto...

Torno a Bologna dopo una breve assenza, l'ennesimo viaggio e quanto di regressivo ne è derivato (poca cosa per la verità) e ritrovo il blog abbastanza animato, con parecchi commenti da fare che però rimanderò a domani - e non oltre, spero. Intanto, per consolarmi, rileggo la fine di questo romanzo di Calvino e ve la riporto, sperando non ci siano troppi allergici.

 
Alle 9/10/2007 01:05:00 PM , Blogger fran-tes-to ha detto...

Invisibile-ivano fossati

Invisibile
il vertice puro dell'allegria
invisibile
il pianoforte del dio silenzio
invisibile.

Invisibile
ogni buon maestro che si fa invisibile
l'atto e la parola
né sciabola né bastone
invisibile.

Invisibile
una pace anche piccola
un caso d'amore
un popolo che sia capace di ricostruire il silenzio
dalla simulazione di un sogno
invisibile.

E l'invisibile limpidità
la misura del tempo
la grande arte è un mestiere piccolo
invisibile.

Invisibile
l'amore nelle sue versioni
invisibile
la luna tutta
il sangue senza rivali
la rosa nuova nel giardino
la cometa d'oro nel cielo stellato
invisibile
un camion di angeli
santeria e santità
l'ambizione muta del compositore
invisibile.

Io sto sempre lontano da ciò che amo io sto
invisibile
come un ordine superiore il mio disegno natale.

È la strategia miserabile del cacciatore
che si fa invisibile.

 

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