12 settembre 2006

Sassate

Da poco rientrato a Roma dopo due mesi di vacanza in Irlanda, mi trovo a ripensare alle impressioni che mi ha lasciato Belfast, l’ultima città visitata nel corso di questo mio viaggio nella verde Eire. Entrando nella capitale dell’Irlanda del Nord(1) avevo la convinzione di mettere piede in una città in cui, a distanza di otto anni dalla firma degli accordi tra repubblicani e unionisti, il processo di pacificazione fosse oramai completato. E fondamentalmente è proprio questa l’idea che il centro di Belfast, anche con un eccesso di prodigalità, cerca di comunicare ai propri visitatori. Per mettermi quindi in condizione di meglio capire questa città e il suo recente passato decido, assieme all’altro tabardiano Paolo Cova, di avviarmi verso lo storico quartiere cattolico e proletario di West Belfast. L’idea di fondo era che nei famosi murales che decorano quest’area avremmo trovato delle significative testimonianze di una realtà di segregazione, violenze e scontri ormai relegata al passato.

La visione della Divis Tower – l’enorme grattacielo sopravvissuto alla demolizione dell’orribile e disumano complesso abitativo noto con il nome di Divis Flats(2) – sembrava in qualche modo rispondere ai presupposti di questa “escursione”. Inoltre è proprio a partire da questo punto che si cominciano a incontrare i primi murales e le prime targhe commemorative delle vittime della violenza della polizia e dei corpi speciali inglesi. Addentrandomi più profondamente all’interno del quartiere che si sviluppa ai lati di Falls Road ho poi avuto la possibilità di entrare in contatto ancora più serrato con la storia di West Belfast. La realtà che si palesa qui è infatti costituita da case, scuole e addirittura da alcuni pub recintati, con le finestre protette da reti e le porte blindate da saracinesche. Inizialmente mi è sembrato che questi elementi fossero però semplici vestigia, testimonianze di una situazione ormai lontana dall’attualità. Ma quest’impressione sbagliata è stata prontamente smentita dall’osservazione diretta dei comportamenti delle persone all’interno del quartiere.

Il primo shock culturale è stato l’assistere alle ronde di vigilanza che ragazzini dai 13 ai 16 anni effettuavano isolato per isolato tenendo dei pit bull al guinzaglio. In questo sistema di controllo del territorio i giovani incaricati delle ronde avevano poi il compito di passare periodicamente a riferire (spesso solo con un rapido cenno del capo) a differenti luogotenenti (in genere di età compresa tra i 17 e i 25 anni) appostati in gruppi di 4-5 dentro automobili parcheggiate nei principali incroci. La sorveglianza così esasperata del territorio non è resa necessaria soltanto dalla gravità di alcuni recenti fatti di cronaca(3), ma anche dal rischio reale – di cui mi sono reso conto personalmente solo durante questa visita a Belfast – di incursioni teppistiche da parte di bande di orangisti. Ad aggravare questa situazione avrà inoltre indubbiamente contribuito anche lo stato di tensione tipico del periodo di fine agosto (a seguito delle manifestazioni protestanti che hanno luogo tra luglio e la prima metà del mese successivo) nonché la particolare ricorrenza del 25° anniversario del famoso hunger strike(4). Com’è naturale che accada, questo clima di concreta apprensione modifica abitudini e costumi degli abitanti del quartiere deviandoli verso forme paranoiche. In tal senso il caso più emblematico riguarda il momento in cui i bambini vengono riaccompagnati a casa in auto: genericamente l’autista, dopo essersi fermato di fronte all’abitazione, suona ripetutamente il clacson per avvisare all’interno dell’arrivo dei ragazzi. I bambini, dopo una rapida corsa, trovano già qualcuno ad aprire loro la porta e in tal modo la loro esposizione all’esterno viene ridotta al minimo.

Nel contesto di questa esperienza non sono però mancati momenti di grande serenità. La visita all’interno del quartiere cattolico è stata infatti accompagnata da continue manifestazioni di affetto da parte degli abitanti del posto, evidentemente affratellati a noi dal constatare il nostro interesse per la loro storia recente (interesse palesato anche dalla mole di fotografie scattate ai murales). Sorrisi, urla di gioia, saluti e gesti di approvazione talvolta lanciati anche dall’altra parte della strada, inni alla rivoluzione e quant’altro costituivano le reazioni più comuni, da parte di persone di ogni età, al nostro semplice passaggio. Questa sensazione di serenità è stata presto azzerata dalla scoperta delle cosiddette peace line, le no man’s land tra i quartieri cattolici e quelli protestanti (attualmente ancora separati da mura) sovrastate e controllate da imponenti caserme militari.

Naturale conclusione di questa esperienza a West Belfast sarebbe stata una visita anche al quartiere protestante. Il proposito comune, purtroppo, si è rapidamente rivelato irrealizzabile. Infatti, attraversando la no man’s land (uno stradone, chiuso tra le mura della caserma e quelle che delimitano i due quartieri, su cui le auto sfrecciano rapidamente e sul quale non esiste traffico pedonale) siamo stati fermati dal conducente di un auto. L’uomo, dopo aver bloccato la macchina in mezzo alla strada, ha cominciato ad avvertirci, in maniera molto concitata e con un terribile accento irlandese, della presenza di un gruppo di ragazzi (probabilmente di 13-14 anni) armati di pietre e bastoni che ci aspettava all’uscita della curva che stavamo percorrendo. La sassaiola, che temo avrebbe potuto essere un po’ più seria di una scaramuccia alla Pergaud, sarebbe stata motivata dal semplice fatto che in quel momento provenivamo dal quartiere cattolico. Resa edotta delle condizioni ambientali avverse, la delegazione tabardiana ha dunque prontamente deciso di rientrare nel ben più ospitale quartiere cattolico, evitandosi così per poco e per puro caso di riportare da Belfast qualcosa in più di una semplice impressione di conflitto latente.

Vittorio Martone


(1) Sia per una questione di rispetto nei confronti dei repubblicani irlandesi che a causa delle mie personali convinzioni politiche, preferisco in genere riferirmi a questa regione usando il nome Ulster.

(2) A tal proposito, una piccola curiosità. La demolizione del Divis Flats ed il conseguente rinnovo urbanistico del quartiere, comprendente la costruzione di abitazioni modello più confortevoli degli spaventosi “casermoni”, rientrò nell’ambito del processo di pacificazione come simbolo di ammenda del governo nei confronti della popolazione cattolica di West Belfast. Secondo molti la Divis Tower sarebbe stata conservata proprio come esempio delle precedenti condizioni abitative in questo quartiere. La realtà, purtroppo, è molto diversa: all’impressionante grattacielo è stata infatti risparmiata la demolizione poiché esso costituiva per l’esercito un punto privilegiato per l’osservazione e il controllo di quest’area. Il presidio militare sulla torre è stato rimosso solo nel 2005 ed oggi, in cima alla Divis Tower, campeggia un tricolore della Repubblica irlandese affiancato ai lati da due bandiere a lutto.

(3) Si veda ad esempio il caso dell’uccisione del quindicenne Michael McIlveen. Al riguardo è necessario sottolineare che la questione nordirlandese rientra oggi nella trattazione dei nostri media esclusivamente sul piano della cronaca nera, mentre resta nulla l’attenzione rispetto al processo politico ancora in corso.

(4) Nel 1981 Bobby Sands, comandante in capo dell’IRA rinchiuso nell’H-Blocks della terribile prigione di Long Kesh a Belfast, inizia uno sciopero della fame al fine di ottenere per sé e per gli altri detenuti repubblicani lo statuto di prigionieri politici (che era stato loro sottratto dal governo britannico). I compagni di detenzione lo seguono a intervalli regolari di una settimana, secondo una strategia messa a punto dallo stesso Sands per aumentare l’impatto mediatico della protesta. Dopo mesi di sciopero Sands e altri nove suoi compagni dell’IRA e dell’INLA (Irish National Liberation Army) muoiono d’inedia.

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5 Commenti:

Alle 9/17/2006 01:41:00 PM , Anonymous Andrea ha detto...

Il racconto di Vittorio è veramente toccante, tanto che mi chiedo se non sarebbe il caso di inaugurare una sezione di Tabard dedicata alle esperienze di viaggio (con Gegio che tra un po' andrà in Cina e Lorenzo che potrebbe tornare in Africa, possiamo contare su una base rivoluzionaria in ogni continente… qualcuno si candida come inviato in Australia?).

 
Alle 9/17/2006 01:42:00 PM , Anonymous Paolo de Guidi ha detto...

Vado totalmente OFF TOPIC, scusate, ma date un'occhiata ai commenti al post del blog di Beppe Grillo per la Fallaci:

http://www.beppegrillo.it/2006/09/addio_oriana.html#comments

Sono allibito.

"Morta Oriana Fallaci. I funerali si terranno in forma strettamente xenofoba." D. Luttazzi

 
Alle 7/07/2007 12:53:00 PM , Anonymous Anonimo ha detto...

è stato toccante ciò che hai scritto di vittorio

 
Alle 7/08/2007 09:34:00 AM , Anonymous Vittorio ha detto...

Grazie anonimo. Non credevo che a distanza di così tanto tempo questo post fosse ancora letto.

 
Alle 8/05/2011 10:38:00 AM , Anonymous casino live ha detto...

bellissimo post

 

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