13 febbraio 2009

Non siamo tutti tabaccai


Da "Liberazione" 13 Febbraio. Alessandro Dal Lago

E' la seconda volta che commercianti accusati di omicidio volontario per aver freddato dei rapinatori sono condannati per omicidio colposo, e quindi praticamente assolti. In entrambi i casi, i colpi sono stati sparati alle spalle, quando i rapinatori erano in fuga. Non conosciamo i dettagli dell'ultima sentenza, peraltro comminata dallo stesso giudice. Pare però che la colpa del tabaccaio, per i giudici, consista nell'aver sparato avendo "percepito" erroneamente la situazione. Chiaramente, la "sensibilità sociale" della giuria si è allineata con quella della destra dominante, che ha già sancito il diritto di sparare a chi minaccia la proprietà privata. Una sensibilità espressa dai leghisti che, fuori del tribunale, hanno inneggiato al tabaccaio sparatore: «Siamo tutti tabaccai». Con ciò il tribunale ha riconosciuto il diritto di uccidere anche quando non sussiste pericolo immediato di vita. Lo spirito leghista che ora soffia in tutto il paese incita a tirar fuori le armi e a sparare non appena qualcuno percepisca una minaccia alla sua roba. Una cultura, chiamiamola così, che impregna i pacchetti sicurezza varati dal governo Berlusconi. Ci sono vite che valgono e altre no. La linea della giustizia non passa più tra la vita e la morte ma tra la proprietà e la morte. Chi minaccia o è sospettato di minacciare la proprietà muore.
Personalmente, ciò che trovo aberrante non è che l'omicida vada libero, ma che simili sentenze autorizzino i cittadini a farsi giustizia da sé. Quale negoziante si farà scrupolo di ricorrere alle armi quando "percepirà" una minaccia? E un cittadino a cui magari hanno sfasciato la macchina in una manifestazione? E si noti che l'uso delle armi non ha alcun valore dissuasivo. Sappiamo da sempre che chi decide una rapina o mette nel conto i rischi o vive in una specie di sogno. Queste sentenze non faranno diminuire le rapine. In cambio, legittimano la vendetta, la volontà di punizione immediata, in sostanza la reazione di pancia della società proprietaria. La cultura della destra, e in particolare della Lega, è questa. Ronde, protezione delle frontiere dagli alieni, caccia agli irregolari, persecuzione dei marginali. Non protezione assoluta della vita, come vogliono farci credere untuosamente i cattolici, veri e finti, al governo, ma difesa di una certa idea teorica di vita e insieme furore contro coloro che minacciano, con la loro esistenza o con i loro atti, la proprietà.
Questa non è una sentenza che assolve di fatto un omicida. E' una dichiarazione a lettere di fuoco della preminenza della proprietà su qualsiasi altro principio giuridico o etico.

5 Commenti:

Alle 2/16/2009 05:32:00 PM , Anonymous Anonimo ha detto...

E il caso in cui la rapina venga simulata per giustificare un delitto?

 
Alle 2/24/2009 08:31:00 PM , Anonymous Rapinato ha detto...

Facile parlare dal salotto di casa propria. Non esistono solo il bianco e il nero ma anche tonalità di grigio. Se avessero rapinato TE varie volte e se avessero messo in pericolo TUA moglie, sorella, figlia, ecc, forse parleresti diversamente.

 
Alle 2/24/2009 11:22:00 PM , Anonymous Anonimo ha detto...

la dinamica dell'omicidio non lascia dubbi. l'assassino ha sparato alla schiena del rapinatore in fuga. non solo non esiste alcuna giustificazione ma neanche alcuna pietà per l'assassino che non si prende la responsabilità del proprio delitto.

il commento di "rapinato" è comunque interessante: l'uomo armi in pugno difende le donne della famiglia.

in verità di solito quest'uomo è il pericolo numero uno delle donne di casa: una recente ricerca dell'università di trieste rivela che, a 8 anni dal primo figlio, una donna su dieci ha subito violenza psicologica e/o fisica da parte del marito o compagno.

davide

 
Alle 2/25/2009 08:36:00 PM , Anonymous Rapinato e incazzato ha detto...

Davide, maestro di distorsione e menzogne... Mi hai messo in bocca parole non mie. Ho forse detto che il tabaccaio ha fatto bene o che l'ammiro? Ho detto semplicemente che una cosa è giudicare a freddo dalla comodità della propria poltrona, ben altra cosa è trovarcisi, in situazioni simili. E finché non ti sono capitate di persona, non puoi dire che ti saresti comportato diversamente!

 
Alle 4/13/2009 08:39:00 PM , Anonymous eleuti ha detto...

questa interessante discussione mi era sfuggita. come è potuto succedere? (sto cercando di immaginarmi uno qualsiasi dei tabardiani che difende, pistola in pugno, moglie e sorella.)

 

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